Padre per 5 giorni? Mai!

Senza categoria 10 dicembre 2018

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E adesso chi glielo spiega al Governo italiano che non ho intenzione di essere padre solamente per 5 giorni? Ora che ho passato tutto il giorno con mia figlia, che ho visto come si addormenta, come si sveglia; che ho ascoltato i suoni che fa, e come stringe le mani… Proprio adesso che stiamo iniziando a capirci, che ci stiamo abituando a comunicare, attraverso la musica e i suoni piccoli e delicati; ora che ci guardiamo negli occhi e ci annusiamo… 5 giorni non bastano più a niente! 5 settimane non bastano, e nemmeno 5 mesi, o 5 anni. E col cavolo che usufruirò di un bonus per parcheggiarla da qualche parte! Quei soldi possono pure tenerseli (e utilizzarli, magari, per abbellire e prendersi cura di questo Paese)! Non la lascerò mai in un nido, ad altre persone. Non ho certo voluto un bambino perché altri lo educhino al mio posto! Perché altri passino il tempo con lui, al mio posto! Porterò mia figlia con me ogni volta che potrò, e se non potrò portarla rinuncerò volentieri ad andare e mi fermerò. Già! Mi fermerò! Starò fermo, immobile! Farò proprio quel che questo Governo, imbevuto d’imbarazzanti teorie sulla modernità, mi spinge in tutti i modi a non fare: mi fermerò, smetterò di produrre, di consumare. Rallenterò. Ridurrò al minimo la mia impronta ecologica: non prenderò treni, né aerei, non andrò in vacanza, né al ristorante. Basta. Fiero di essere improduttivo, di decrescere, se questo vuol dire passare tutto il tempo che posso con mia figlia. Quel che vogliono farmi credere sia vacanza (l’esodo di agosto, anno dopo anno, le persone ammassate sulla spiaggia); quel che vogliono farmi credere sia tempo libero (il fine settimana che tutti aspettano, l’ora d’aria), desidero sia quotidianità reale. Non attacca più la vecchia favola dell’efficientismo produttivo, della velocità, del progresso, del consumo, dell’emancipazione femminile che passa dal non dover più stare tutto il giorno con i figli o ai fornelli, dell’uomo forte che torna a casa stremato dalla miniera per assicurare un tetto alla prole. Basta! Ma non è abbastanza chiaro che il Pianeta non ha bisogno di questo? Non è abbastanza chiaro che l’umanità soffre proprio per questo? La catena la spezziamo adesso, qui, su due piedi. Quei 5 giorni, quei bonus, che per me sono un affronto inconcepibile, un gesto di barbarie come pochi, se li possono tenere. Un’altra generazione di figli cresciuta vedendo i propri genitori alle prese con un lavoro che li assorbe completamente (e che in molti casi contribuisce a distruggere il Pianeta sul quale poi loro vivranno) non serve a nessuno! Un’altra generazione cresciuta nelle scuole, in questi distributori automatici d’ideologie scassate e frustrate, non serve! Un’altra generazione cresciuta con uno Stato che in un modo o in un altro s’insinua nella tua vita e ti consiglia cos’è bene, cos’è male e come potresti vivere (e consumare), non serve! So che non posso perdere neanche un istante di vita di chi mi sopravviverà, se voglio avere la speranza che le cose, in futuro, migliorino. Altrimenti, un giorno, potrei guardare mia figlia e non riconoscerla. Potrei lasciarla la mattina e ritrovarla la sera cambiata; preda, anche lei, del globale. Non del globale plurale, ma di quello univoco, omologante. Quello che vuole che in ogni angolo del mondo si sia tutti uguali, tutti assuefatti agli stessi stimoli. Passo! E al diavolo chiunque si frapponga fra noi e la nostra sacrosanta libertà!