Mese: giugno 2018

Chi interroga il MIUR?

Senza categoria 18 giugno 2018

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Il MIUR, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ci interroga. Ogni giorno, da tempo, e senza chiederci alcun permesso. Già, ma chi interroga il MIUR? Chi lo sottopone ad esame? Forse dovremmo iniziare ad essere cittadini più responsabili. Forse dovremmo iniziare a capire che interrogare il MIUR rientra nei nostri sacrosanti diritti e che qualcuno, dunque, dovrebbe seriamente cominciare a farlo.

Inizieremmo, allora, col chiedere al MIUR come mai, da qualche anno, ha deciso d’investire così tanti soldi ed energie nella tecnologia, nelle classi 2.0 (parliamo di scuola primaria); come mai, senza chiedere il parere di nessuno, ha riversato nelle classi fiumi di lavagne elettroniche, tablet, aule informatiche, animatori digitali, e così via…; come mai ha obbligato le insegnanti a formarsi per utilizzare questi strumenti e come mai le ha conseguentemente obbligate a credere nel loro salvifico potere educativo; come mai e soprattutto secondo quale stravagante teoria pedagogica il MIUR ha preso tali decisioni? Desidereremmo saperlo. Come desidereremmo sapere, a fronte delle ultime ricerche pubblicate da alcuni (https://ijponline.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13052-018-0508-7) ricercatori italiani, cosa se ne faranno di tutte quelle costose lavagne elettroniche inchiodate alle pareti, di tutti quei tablet e di quegli inutili animatori digitali, ora che è stato messo nero su bianco il fatto che tali dispositivi (da 0 a 8 anni, almeno) servono solo a tramutare i bambini in pupazzi, in zombie semoventi incapaci di pensare? E come faranno a rimpiazzarle dal momento che hanno avuto la stupida idea di spedire al macero le vecchie lavagne di ardesia, perdendole per sempre?

Di certo il MIUR farà come quegli studenti che pur di dire qualcosa, pur di uscirne con una sufficienza, anche risicata, si arrampicano sugli specchi. E chissà cosa s’inventerà! Magari che l’ha fatto per noi! Magari che ha pensato ai bambini! Perché a loro piace stare sul tablet! Si divertono a giocare con la LIM! Adorano vedere tutorial su Youtube di come si costruisce la capanna di Gesù con gli stecchi dei gelati e la colla a caldo! Amano passare la ricreazione in classe, sui banchi, accompagnati dai video di qualche rapper…

La sensazione è che il MIUR molte cose le ignori completamente. La sensazione è che non abbia studiato abbastanza i bambini, e dunque non sappia neanche da dove cominciare per abbozzare una risposta alle nostre domande. È probabile che a prendere le decisioni al Ministero ci sia qualche burocrate che non mette mai piede a scuola. Forse c’è qualcuno che si è scelto male i propri collaboratori. Qualcuno che si è messo nelle mani di qualcun altro che a sua volta non mette piede a scuola o che magari non sa neppure com’è fatto un bambino, o che magari ha altri interessi e affari… Qualunque sia la ragione per tutte queste mancanze, non ci sono giustificazioni per chi non ha studiato. Non ci sono giustificazioni per chi prende decisioni senza consultare i cittadini, senza ascoltare il parere di chi davvero conosce i bambini, li osserva, li descrive, li studia. Non ci sono giustificazioni per aver ignorato chi da anni va ripetendo che la situazione è molto, molto grave e la colpa è (come per il cambiamento climatico) antropica! Sono le scelte educative sbagliate degli adulti, compreso il MIUR, che hanno distrutto e distruggono l’immaginazione dei bambini, che la fanno essere – oggigiorno – deficitaria rispetto a 10, 20, 30, 40 anni fa. Non hanno ascoltato noi, e di certo troveranno una scusa per non ascoltare i pediatri, gli psicologi, etc. Girano troppi soldi attorno a questa illusione della tecnologia in mano ai bambini; troppo business attorno a questa truffa dei nativi digitali, delle classi smart, degli insegnanti animatori.

Poi il MIUR ci spiegherà anche quand’è che ha preso la decisione (sempre senza dirci nulla, né consultarci in quanto cittadini, esperti, genitori, etc.) e sulla base di quale teoria pedagogica che i bambini si sarebbero dovuti iniziare a chiamare UTENTI, o peggio MATRICOLE; che la burocrazia, ovvero l’amministrazione scolastica, sarebbe diventata il centro di potere della scuola soppiantando e relegando in un angolo la didattica; che le mense scolastiche sarebbero state chiuse, le amorevoli cuoche licenziate, e che il pranzo dei bambini sarebbe stato affidato ad aziende specializzate per produrre decine di migliaia di pasti al giorno (cibo scadente, privo di amore, a basso costo); che in certe scuole (infanzie soprattutto) sarebbe stata tollerata la sporcizia, il disordine, la violenza fisica e soprattutto psicologica (urla, spinte, idee educative inesistenti); e potremmo andare avanti ancora, e ancora, e ancora.

Ma vogliamo lasciare il tempo all’interrogato di rispondere, perché quel che vediamo in giro per tutta Italia da dieci anni ci sgomenta, e l’abisso educativo è sempre più vicino.

Carlo Maria Cirino

Intervista agli organizzatori del Festival

Senza categoria 11 giugno 2018

Locandina Festival!

In attesa del 1° Festival Italiano della Filosofia e dei Bambini che si terrà a Como il 16 e 17 giugno presso la Pinacoteca Civica, abbiamo posto alcune domande all’Amministrazione Comunale che ospita l’evento e all’Associazione CoiBambini che lo cura.
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Il 1° Festival della Filosofia e dei Bambini si terrà a Como il prossimo 16 e 17 giugno presso la Pinacoteca Civica e tratterà il tema dell’educazione da più punti di vista. Quanto è importante questa tematica per gli Organizzatori del Festival? E per l’Amministrazione Comunale?
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L’Associazione Coi Bambini ritiene fondamentale occuparsi dell’educazione non solo dei bambini, ma soprattutto di coloro che stanno a contatto con loro: insegnanti e genitori in primis. Sono questi ultimi a dover ritrovare la voglia di educarsi, prima ancora di sentirsi in dovere di educare. (Associazione Coi Bambini)
 
I giovani sono il nostro futuro e il nostro futuro si costruisce a partire da oggi. L’educazione dei ragazzi per me e per l’amministrazione che guido rappresenta un tassello fondamentale nel difficile impegno a rilanciare e a sviluppare la nostra città, tenendo in considerazione le diverse vocazioni espresse dal territorio di cui facciamo parte. (Sindaco di Como)
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Rispetto ai fatti di cronaca circa ciò che di violento si verifica, con sempre maggior frequenza, nelle Scuole, come reagire? Cosa può fare un’Associazione che si occupa di Educazione e Formazione, e cosa un’Amministrazione Comunale?
 
L’Associazione Coi Bambini nasce nel momento in cui il Metodo Filosofiacoibambini® compie 10 anni. Nasce per proteggere tale Metodo e per aumentare la sua diffusione e conoscenza. Un Metodo che è un argine alla violenza, una possibile cura ai gravi problemi che affliggono l’immaginazione e che riscontriamo nella società e soprattutto nelle nuove generazioni. (Associazione Coi Bambini)
Il ruolo educativo che può interpretare il Comune, cioè la casa di tutti, riguarda prevalentemente l’indirizzo che la sua amministrazione imprime alle iniziative promosse di concerto con le scuole e gli istituti preposti all’educazione dei ragazzi. Attraverso i progetti educativi che il Comune di Como ha attivato, come quelli di educazione stradale o di educazione civica, viene passato un messaggio educativo che richiama ciascuno al rispetto di se stessi e degli altri, perché questi due aspetti sono legati a doppio filo. (Sindaco di Como)
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Quanto è importante che il pubblico, i cittadini, partecipino a tali iniziative?
 
Compatibilmente a quelle che erano le nostre risorse, abbiamo cercato di diffondere notizia di questo evento il più possibile. Ci auguriamo che la cittadinanza partecipi numerosa alla prima edizione di un Festival che ha alle spalle un Movimento Educativo maturo, che ha girato tutta l’Italia e accumulato una notevolissima esperienza di ricerca. (Associazione Coi Bambini)
 
Promuoviamo e intendiamo sostenere queste iniziative proprio perché riteniamo che la possibilità di sviluppare la coscienza critica dei giovani e è più in generale di tutta la cittadinanza costituisca un momento fondamentale nella costruzione di una comunità nuova, consapevole, partecipativa, in particolare in questo momento storico di cambiamento e di rottura di schemi consolidati nel passato. (Sindaco di Como)