Mese: gennaio 2018

Apre la Scuola più innovativa del mondo!

Senza categoria 21 gennaio 2018

13716184_530495550470987_6402764778347655058_n

Proprio così.

Sta per aprire i battenti, in Italia, la Scuola Primaria più innovativa, originale e rivoluzionaria del mondo. La notizia, trapelata qualche giorno fa, ha già fatto il giro del globo, generando un’attesa e un interesse che non si erano mai visti in campo educativo.

Da Londra a New York non si parla d’altro oramai che della geniale invenzione di un gruppo d’insegnanti italiani che dopo aver avuto il coraggio di lasciare il proprio posto di lavoro statale, a breve lasceranno anche un segno indelebile nella storia dell’istruzione. 

Migliaia le richieste d’iscrizione piovute da ogni parte del mondo nel giro di un paio di giorni. Dalla Russia, alla Cina, all’India, famiglie intere pronte a trasferirsi in Italia per poter mandare i propri bambini in quella Scuola! Richieste che hanno costretto i Direttori e i Responsabili della Scuola a mantenere il più stretto riserbo attorno al nome del Comune italiano pronto a ospitare la straordinaria, epocale novità! 

Comune italiano che a sentire gli analisti s’appresta a vivere una primavera economica duratura e del tutto inaspettata, condita da visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta! Professionisti del settore, ma anche semplici curiosi, che non vorranno certo lasciarsi scappare l’opportunità di poter dire d’aver messo piede nel giardino del più grande rivolgimento educativo del secolo, o di essersi scattati una fotografia appoggiati al muro dell’edificio che diede i natali al futuro, o di aver toccato l’altalena o lo scivolo posto al centro della più straordinaria svolta dell’umanità! 

Associazioni di Pedagogisti di tutto il mondo si stanno organizzando in queste ore per inviare delegazioni di osservatori e rappresentanti, e lo stesso stanno facendo anche i Governi di svariati Paesi. L’Associazione Albergatori del Comune in questione (che per ragioni di sicurezza non possiamo rivelare) si preparano a un pienone mai visto per settembre, quando la Scuola inaugurerà ufficialmente. E che dire dei genitori? Delle mamme e dei papà? Alcuni, arrivati ieri dalla Liguria e dal Veneto, hanno passato la notte in macchina, per poter essere ricevuti per primi e iscrivere i propri bambini.

Abbiamo chiesto a qualcuno se si trattasse di una scuola costosa. Federico, 42 anni, giunto qui dall’Emilia, in coda assieme agli altri genitori, ci ha gentilmente risposto: “Secondo voi ci sarebbe tutto questo affollamento se fosse una scuola costosa? Tutti possono permettersela! Ecco perché fa tanto gola: perché è la migliore e costa pochissimo. Ecco perché sono tutti qui: ungheresi, molisani, argentini, australiani, friulani, coreani, viterbesi, neozelandesi, e laggiù – vede – anche una delegazione di nativi irochesi“.

Finalmente, lo spettacolo di bambini entusiasti di passare tutto il giorno a scuola, con un’immaginazione straordinariamente allenata, accompagnati da insegnanti discreti e particolarmente silenziosi. Una scuola incredibilmente semplice ed economica, senza alcun accenno di tecnologia. Abbiamo chiesto perché a uno degli insegnanti, di passaggio davanti all’ingresso: “nella nostra scuola non c’è niente di tecnologico. I bambini sono protetti dai vari algoritmi che oramai governano il mondo e le menti delle persone, facendogli fare, desiderare, consumare, votare, credere, quello che vogliono. Questa oggi è la vera frontiera! Saper usare al meglio la propria immaginazione!“. 

Fonti vicine alla Direzione della Scuola ci dicono che sarà aperta dalla mattina alla sera, e che non chiuderà neppure d’estate. Anche le classi saranno abolite, o meglio, saranno rese estremamente fluide, così come l’orario d’ingresso, e molte altre cose.

I bambini leggeranno assieme a lettori, scriveranno con scrittori, conteranno con matematici. Cucineranno in compagnia di cuochi, dipingeranno con pittori, scolpiranno con scultori. Suoneranno con musicisti, si tufferanno con tuffatori, faranno trucchi con illusionisti e prestigiatori. Danzeranno con danzatori, reciteranno con attori. E di certo guarderanno le stelle con cosmologi, le pietre con geologi, gli animali con zoologi, gli insetti con entomologi, i funghi con micologi e le piante con botanici. Soprattutto, però, immagineranno. E lo faranno con persone seriamente allenate a immaginare.

I genitori che lo desidereranno, dopo aver frequentato un difficile corso di preparazione, potranno rimanere a scuola tutto il tempo che vorranno, partecipando alle attività come fossero bambini. Ma queste non sono le sole novità della scuola, a detta di tutti ce ne sono molte e molte altre ancora. Altre che, però, non possiamo raccontare (ce l’hanno chiesto espressamente, e non vogliamo deluderli). Possiamo solo dirvi che l’edificio in questione non è tanto grande, che ha un giardino, e che tutti, dentro e fuori, sorridono e sembrano assolutamente sereni, tranquilli ed equilibrati.

Beh, non ci resta che concludere con un dialogo tratto dal film “Il Dormiglione” di Woody Allen, del 1973. I dottori (dell’anno 2173) discutono tra loro circa alcune strane richieste formulate da Mike Monroe, risvegliatosi dopo essere rimasto ibernato per 200 anni: 

“Ha chiesto niente di speciale?”, domanda un dottore a un collega.
“Sì, stamane a colazione… delle strane cose… fior d’avena, miele organico e latte tigre”

“Erano sostanze che a quel tempo si credeva avessero eccezionali proprietà salutari”
“Vuol dire che non mangiavano grassi, bistecche, torte di crema, o torroni?”

“Si riteneva che facessero male… Proprio il contrario di quello che pensiamo ora!”

È un po’ quel che è successo a noi visitando questa fantastica Scuola! Qui succede tutto il contrario di quello che da più di cinquant’anni pensavamo fosse giusto in campo educativo. E la cosa eccezionale è che… funziona alla grande!



www.coibambini.com

Intervista a Chiara Armellini

Senza categoria 14 gennaio 2018
CARTOLINA_web-fronte.jpg

a
L’Associazione CoiBambini, nata nel 2017 per affiancare il Progetto di Ricerca Filosofiacoibambini (fondato nel 2008), ha scelto Chiara Armellini come illustratrice per la campagna di tesseramento soci 2018 e per la campagna per la salvaguardia dell’immaginazione dei bambini 2018. Siamo entusiasti del lavoro di Chiara, e l’abbiamo intervistata per voi!


 a

Quanto è importante l’immaginazione nel tuo lavoro?
Cosa fai per tenerla in allenamento?

L’immaginazione è molto importante per il mio lavoro di autrice d’immagini. Per tenerla in allenamento leggo e osservo le immagini dei libri illustrati, vado spesso alle mostre d’arte, di fotografia, di illustrazione ma soprattutto lavoro con i bambini. Insieme realizziamo molti progetti partendo dalle loro idee, ricchissime d’immaginazione.


Quali erano i tuoi giochi preferiti da piccola?
Quanto tempo passavi all’aperto?

Nascondino, Caccia al tesoro, giocare a fare la maestra, giocare a cucinare, cantare e fare concerti stonatissimi con una band di peluche o di cugine. Ho passato l’infanzia in un appartamento che fortunatamente aveva un grande giardino, con alberi, fiori, tombini, alberi da frutto c’erano anche molti bambini che abitavano nel mio stesso palazzo, quindi spesso ci trovavamo a giocare i pomeriggi tra gli alberi e i fili d’erba, o in una piazzetta del quartiere lontano dagli adulti.

 

Qual è il ricordo più bello che hai legato a una storia o a un’immagine?

Ricordo che mi piaceva tantissimo osservare le immagini di Eric Carl, soprattutto quelle del libro “Una coccinella sempre arrabbiata”, me la leggeva sempre mia mamma e non mi stancava mai. Un po’ dopo guardavo in continuazione le illustrazioni di un libro sulle scarpe con protagonista la Signorina Violetta, e le sue amiche scarpe e pantofole; ne ero stregata… ma non riesco assolutamente a ricordarne il titolo.

 

Cos’è per te vivere felice?

Vivere felice è visitare posti nuovi, viaggiare, incontrare vecchi amici, cercare e raccogliere verdure selvatiche dai boschi e poi mangiarle, andare in un cinema sempre diverso, meravigliarsi per le coincidenze, ricordarsi i nomi delle capitali del mondo, giocare, stare al sole e al mare.

Se cercate Chiara, la trovate qui: http://chiararmellini.isoverse.us

Se l’insegnante non ama leggere

Senza categoria 2 gennaio 2018

typewriter-801921_1920

Qualche giorno fa ho letto un articolo sugli italiani che leggono sempre meno. Le informazioni erano tante, ma il commento a supporto era scarso, inadeguato (per non parlare dei consigli che dava su come affrontare il presunto “problema”). I dati riportati erano quelli dell’Istituto Nazionale di Statistica. L’articolo non era firmato.

Iniziava così: “Gli italiani amano sempre di meno leggere, se non lo devono fare per lavoro o per studio”. Mi chiedo che significhi questa frase… Cosa c’entra l’ “amare”? Chi ha deciso che l’amore per la lettura si misura in numero di libri letti [che, si badi bene, non devono essere saggi (studio) o manuali (lavoro)]? C’è qualcosa che mi sfugge… 

L’articolo dice che i giovani leggono meno. Probabilmente è vero. Ma che significa? Vuole forse dire che passano meno tempo a scorrere con gli occhi parole stampate su carta raggruppata e numerata a formare pagine di libri? Siamo sicuri che questa loro nuova (e per noi strana) abitudine li renda davvero persone che “amano di meno leggere”? Forse, senza che gli editori se ne accorgessero, i cosiddetti giovani hanno semplicemente sostituito i libri con qualcos’altro. Forse ora leggono persino più di prima… Ma non libri!

Qualcuno protesterà dicendo che non si può dire: “mio figlio sta leggendo una serie tv”, perché “il medium (libro, schermo) non è lo stesso”, e perché “le due cose (leggere, guardare) non si possono paragonare”. Tuttavia, è pur vero che da tempo sia in libreria che in biblioteca campeggiano, accanto ai libri, scaffali e scaffali di dvd, con buona pace di chi ancora si attacca al fantomatico “odore della carta”. Ed è vero anche che se provassimo a “trascrivere” una qualsiasi delle attuali serie tv otterremmo senz’altro un romanzo di livello non inferiore (se non addirittura superiore) a quelli che comunemente riempiono gli scaffali delle catene di librerie che oramai invadono, oltre ai centri commerciali, i centri storici delle nostre città.

Mi chiedo se qualcuno di coloro che commissionano questo genere d’indagini statistiche si sia fatto due domande sul perché ci sia stato questo calo di lettori, o meglio di “amore” per la lettura. Chissà se qualcuno si è chiesto perché così tanti giovani preferiscono “leggere” una serie tv piuttosto che un libro… Certo, titolare che solamente 2 italiani su 5 hanno letto almeno un libro nel corso del 2016 fa spavento e indigna. Ma quanto spaventerebbe pensare che, forse, solamente 2 librai su 5 (perché, a meno che non mi sbagli, sono italiani anche i librai) hanno letto almeno un libro nel corso del 2016? 

Di pari passo col diminuire dell’amore per la lettura negli italiani, riscontriamo il diminuire delle librerie indipendenti (-27% dal 2010) e l’aumentare delle catene e dei franchising (+27% dal 2010). Si tratta, forse, di fenomeni che sarebbe bene collegare? Chissà… Di certo agli editori questo collegamento non viene in mente. Essi rivelano una lungimiranza pari a quella di chi cerca riparo dalle bombe infilandosi dentro il cannone del circo. Stanno per essere sparati nello spazio e non se ne rendono neanche conto! Peggio è che danno la colpa al basso livello culturale della popolazione e alla mancanza di educazione alla lettura a scuola! Mancanza di educazione alla lettura? Ho sentito bene? Ma a scuola non si andava proprio per imparare a leggere, scrivere e far di conto?

Gli editori farebbero bene a riflettere prima di lasciarsi andare a certi consigli. L’alfabetizzazione in Italia sfiora, infatti, il 100%, e dunque non è lì che si annida il problema. Piuttosto, è l'”amore” per la lettura a essere drammaticamente in estinzione! Ma l’amore per la lettura (e questo vale anche per tutti gli altri parametri che individuano la famosa alfabetizzazione funzionale) non si “insegnano” con efficaci politiche (bla bla bla…), bensì si trasmettono con l’esempio! E l’esempio sarebbero loro i primi a doverlo dare, esprimendosi chiaramente sui problemi veri e seri che riguardano il mondo che gira attorno alla produzione editoriale, ovvero la società dei consumi.

Che società è quella in cui spariscono le librerie indipendenti? Quella in cui spariscono le persone che sapevano vendere libri perché ne avevano letti a migliaia, perché ne avevano maneggiati e respirati a migliaia? Solo 2 persone su 5 hanno letto almeno un libro nel 2016, perché solo 2 librai su 5 l’hanno fatto, perché solo 2 editori su 5 l’hanno fatto… Solo 2 ragazzi su 5 hanno letto almeno un libro nel 2016, perché solo 2 insegnanti su 5 l’hanno fatto, perché solo 2 dirigenti scolastici su 5 l’hanno fatto, e 2 provveditori agli studi su 5, e 2 professori universitari su 5, e così via… È l’esempio che manca, non l’amore. L’amore ci sarebbe, ma è tenuto prigioniero. Perché quei librai non leggono? Perché quegli editori, e quegli insegnanti, e quei dirigenti non leggono? Perché non sono liberi di farlo. Perché non sono liberi di amare, né di provare umanità.

Un impiegato in una libreria in franchising non ha tempo di leggere, non è tenuto a leggere. Deve saper usare un terminale, saper battere uno scontrino, saper posizionare i libri sugli scaffali a seconda delle offerte, della percentuale di visibilità che si vuol dare a una certa marca piuttosto che a un’altra, dell’appetibilità della copertina e del prodotto. Un insegnante non riesce a leggere, perché passa il suo tempo a riempire moduli, a seguire programmi, a compilare e correggere questionari, a informarsi su leggi, delibere, regolamenti, a mantenersi avanti, al passo… La fretta, l’efficienza, la produttività, l’interesse, che brutti modi di gettare al diavolo ciò che ci rende umani.

Perlomeno i ragazzi hanno sostituito i libri con le serie tv che, certo, non varranno Melville o Salinger, o Dumas, o Conrad, ma sono meglio di certa roba patinata che riempie le novità in libreria e poi finisce al macero o in qualche mercatino. Meglio di certa roba che sono costretti a fare a scuola e che non serve certo a renderli più umani. Gli adulti, invece, che hanno fatto? Hanno permesso che il mondo se lo prendesse chi non aveva certo a cuore né la lettura, né la cultura, né la civiltà. E così, ecco le catene, i franchising, e i talent show che sono i franchising della televisione, e via di seguito.

Grazie, di nuovo. Grazie a coloro che l’hanno consentito, e a chi invece di parlarne o scriverne getta ancora fumo sugli occhi di tutti, dando la colpa a chissà quale spettro. Ma soprattutto grazie a chi, prima o poi, speriamo, ci libererà da tutto questo col coraggio della verità.

Carlo Maria Cirino