Giovani specializzati a costo zero

Senza categoria 13 giugno 2017

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Ora vi racconto come funziona il lavoro nel mio settore, in Italia.
Vi racconto cose belle e anche cose brutte, cosicché
possiate scegliere da che parte stare.

Ah, tra parentesi, io sono solo uno dei tanti giovani che ha fatto l’Università, ha conseguito un paio di Master, un Dottorato di ricerca, ha scritto qualche articolo, e che insomma si è dato parecchio da fare per la causa. Quale causa? Quella dell’educazione (sperimentale, d’avanguardia, che dir si voglia). Già, perché da dieci anni chi vi scrive si occupa proprio di questo, visitando scuole di ogni ordine e grado (specialmente scuole dell’infanzia e scuole primarie) di tutta Italia, cercando di fare breccia dovunque con un progetto, con un metodo educativo frutto d’intensi anni di studio, ricerca, divulgazione. Un progetto bellissimo condiviso, nel tempo, con un Team di altri 45 giovani sparsi lungo tutto lo Stivale che a loro volta, giorno dopo giorno, entrando a scuola, fanno lo stesso.

Vi racconto di quanto sia stato difficile all’inizio, per molti anni. Di come, per molto tempo, tutto fosse fatto gratuitamente. Di come chiedere un rimborso spese fosse umiliante. Di come, nonostante i chilometri di macchina e le energie spese, sembrasse sempre un favore che gli altri stavano facendo a te, che in fondo eri solo un giovane studente e non avevi certo da pretendere nulla. Di come a nessuno importasse da dove venivi, cosa portavi, cosa volevi raggiungere.

<<Non si paga vero?>>, chiedevano.
E tu: <<No, certo. Lo faccio per una mia ricerca>>.

E il tempo passava. E i giorni e le notti si susseguivano senza sosta. Mollare? No, non ancora. E intorno crescevano i falsi richiami. <<C’è un Master che forse può portarti a questo…>>; <<Vai a parlare con quella persona che forse può…>>; <<Perché non ti metti in contatto con…>>; <<Un’altra specializzazione potrebbe servire per…>>. Mollare? No, non ancora.

Vi racconto il giorno dello strappo.

Ero fermo con la macchina a una stazione di benzina. In Abruzzo per una presentazione andata quasi deserta. Una telefonata inaspettata, lì in mezzo al nulla. Una persona importante che iniziava a preoccuparsi del mio lavoro. Una persona che non capiva come mai, a differenza di altri, io dicessi sempre quel che pensavo, senza rendere conto a nessuno. Una persona che non riusciva proprio a spiegarsi come facessi a non farmi problemi a dire pubblicamente che il tal professore non ne sapeva nulla di bambini, o che per il tal altro era facile parlare dalla poltrona di un convegno senza essere mai andato all’asilo, o che c’era un business sotto tutta quella storia della formazione, dei patentini, dei certificati, ecc.

L’ultima frase che mi disse, dopo avermi offerto un posto sotto la sua protezione fu: <<Ricordati che i cani sciolti non fanno una buona fine>>.

Paura.
Chi parlava aveva paura.
Paura della verità. Il sistema ha paura della verità, non può accettare la verità,
perché la verità fa paura. Spaventa la verità. Spaventa pensarla,
ma ancor più spaventa sentirla.

Strappare il cerotto fu doloroso. Ma poi, sotto, la ferita non c’era più.
Sotto, la ferita non c’era mai stata. C’era sempre stato solamente un cerotto da strappare.

Sia maledetto chi convince l’altro che è ferito, che non può camminare, che non può immaginare. Maledetto chi convince l’altro che non può parlare, non può urlare, non può scappare. Sia maledetto chi impedisce al prossimo di dire la verità, chi lo convince che è preferibile sottostare, soffrire, piuttosto che liberarsi, reagire. Maledetto chi dice all’altro che ancora non sa, che ancora non può, che ancora non deve.

Noi possiamo, e dobbiamo.
Ora, sempre.

Dobbiamo dire basta a questa vergogna della specializzazione a costo zero.

Basta a chi ci chiede di lavorare gratuitamente per superare un esame, per raccogliere crediti, per terminare una tesi. Basta a chi, al riparo del proprio stipendio universitario, manda tirocinanti e studenti a lavorare gratuitamente nelle scuole, a fare il lavoro che lui in prima persona dovrebbe fare, a fare la ricerca che lui in prima persona dovrebbe costruire. Basta con questo sistema dei patentini, dei titoli, delle qualifiche costose e vuote. Basta a chi ci dice che non sappiamo, che non possiamo, che non è ancora il momento, che per fare una certa cosa occorrerà fare una telefonata, o scrivere una lettera, o presentarsi a, o seguire…

Siamo nelle mani di insegnanti, dirigenti e amministratori che devono imparare a rifiutare i progetti a costo zero. Perché dietro il costo zero c’è sempre una qualche forma di mafia, di sfruttamento. Perché non esistono giovani specializzati a costo zero che non soffrono. Basta con questa logica del gratuito, che favorisce i sistemi mafiosi, come quelli di certe università, dipartimenti, associazioni, baroni.

Siamo nelle mani di insegnanti, dirigenti e amministratori che devono tutelare i loro alunni e i genitori di quegli alunni, mettendo i loro figli nelle mani di persone che li raggiungono con passione e che vengono pagate sulla base della loro specializzazione, che ci dev’essere, e dev’essere vera, reale.

Siamo nelle mani di quanti, ogni giorno, in ogni città, terranno gli occhi aperti,
e parleranno e scriveranno di questo, e denunceranno situazioni di questo tipo.

Noi faremo il nostro, sempre.

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