Cambia Scuola #4 (il senso)

Senza categoria 5 agosto 2016

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Quando incontro qualcuno che dice di essere un filosofo,
mi stupisco fino alle lacrime della sua sicurezza. Mi domando
come possa aver capito cos’è la filosofia, e mi chiedo come
faccia a sapere di esserne un suo rappresentante.

Se incontro un meccanico e gli chiedo cos’è un motore,
lui alza il cofano di una macchina e me lo indica. In officina
custodisce una cassetta degli attrezzi con la quale riesce
a ripararlo se per caso smette di funzionare.

Generalmente chi dice di essere un filosofo mena il can per l’aia
e non sa cosa indicare. Si destreggia come può, ma non gli cavi
fuori altro che frasi già sentite o citazioni prese da qualcun
altro. Malgrado la volontà di alcuni di dotarsi di cassette
degli attrezzi, non ve ne sono per il filosofo.

Vale lo stesso (e anzi, peggio) tra chi dice
di occuparsi di filosofia e bambini. Lì, la prima
domanda da fare all’interlocutore “filosofo” è: quanto
tempo passi alla settimana con i bambini? A scuola o all’asilo?
Se la risposta tarda ad arrivare o le esperienze sono scarse,
non c’è da fidarsi. E questo vale per i tutti coloro
che parlano di filosofia e bambini, che abbiano
20 oppure 70 anni, non fa differenza.

La seconda domanda, invece, potrebbe essere:
perché lo fai? Perché vuoi andare dai bambini a
portar loro la filosofia? E qui segue un lungo elenco
di assurdità dispensate più o meno seriamente, tra le quali
campeggia la sempreverde: perché i bambini sono i veri filosofi!

Ma se davvero lo fossero, posto che ci sia qualcuno che sappia
spiegare cosa vuol dire esser veri filosofi, che senso avrebbe
andar proprio da loro? Sarebbe come regalare delle uova
a chi ha un allevamento di galline, o giocattoli a chi
non sa più dove metterli.

La verità è che a nessun bambino importa niente della filosofia.
I bambini sono bambini (se glielo lasciamo fare!). Dirigenti,
insegnanti e genitori dovrebbero vigilare ancora di più
sui progetti che i loro bambini fanno a scuola, per
evitare cantonate più o meno deleterie, portate
avanti da attori improvvisati.

È la filosofia che dovrebbe interessarsi ai bambini:
osservandoli, descrivendoli, documentando il loro pensiero.
E non perché questo “serva” a qualcosa, o potrebbe
“servire” a qualcosa, ma semplicemente
per capire, per conoscere i modi
del loro conoscere, del loro
vivere, del loro essere.

È vero, noi di FilosofiaCoiBambini alleniamo il linguaggio.
Giochiamo seriamente. Ma il nostro obiettivo,
chiaro a tutti, non è aggiungere,
bensì capire come togliere.

Trovare le strade migliori
per lasciare spazio, arretrare, liberare.

Perché il problema vero, almeno in Italia, se qualcuno
ancora non l’avesse capito, non è la fame, il freddo,
o qualche altra mancanza. Il problema vero qui è:
“Maestra, che colore uso?”,
“Maestra, cosa devo fare?”.

Troppo, troppo spesso, persone che dicono
di occuparsi di filosofia e bambini, vanno nelle scuole,
dove i bambini sono già carichi di compiti, dove l’istituzione
(per quanto mascherata) fa già sentire il suo peso, e portano
altra roba, aggiungono il loro ego di filosofi a quello degli
adulti presenti, e vogliono lasciare un segno, fare,
portare i bambini a… capire, domandarsi,
e così via. Tutte manifestazioni, più
o meno stanche, dell’Io del
filosofo chiacchierone
di turno.

Tutte riprese del falso mito secondo il quale occorre
fare, fare esperienza, capire…, analizzare ma,
per carità, subito dopo sintetizzare
(con l’adulto, guai da soli!).

Noi di FilosofiaCoiBambini ci manteniamo attenti,
e al riparo da certi pericoli. Ci occupiamo di ciò che ci
occupiamo perché non possiamo far altro. Studiamo
continuamente. Sensibilizziamo più che possiamo
la realtà che ci circonda, in vista di piccoli
cambiamenti.

Sappiamo che entrando in classe,
siamo noi a dover studiare, non i bambini.

Io non so cos’è la filosofia, né so chi è un filosofo.
Posso solo dire cosa senz’altro non è, ma credo
di averne parlato abbastanza per oggi!

www.coibambini.com