Cambia Scuola #3 (l’agitazione)

Senza categoria 23 luglio 2016

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Più studio, più mi accorgo di non sapere niente.
Ma una cosa fondamentale l’ho imparata, sono sicuro.
Non la insegnano all’università, non la impari lì.
La devi scoprire da solo, se ci riesci,
guardandoti attorno con
molta attenzione.

È il presupposto di ogni azione educativa.

Un principio che dovremmo poter trovare sui libri,
tratteggiato sui muri delle scuole. E invece è
tenuto segreto, perché non sia mai che le
cose possano
 velocemente migliorare.

Tale principio afferma che ci sei tu, l’educatore.
C’è il bambino (oppure, i bambini).
E un’azione tra voi.

Già, ma quale azione?
Qua sbatte ogni metodo!
Qua incappa ogni grande maestro!

Il principio di cui parliamo (come ogni buon principio)
non ti dice cosa fare, ma ti suggerisce un metodo per capire,
all’istante, cos’è meglio evitare. Si tratta, come si vedrà,
di qualcosa di semplice, ma estremamente potente.
Difficile anche, perché richiede attenzione
e la rara capacità di sapersi staccare
dalle proprie abitudini mentali.

Eccolo, formulato in maniera sintetica.
L’educatore, per decidere della necessità o meno
di un bisogno educativo, deve porsi una
 domanda:
“che vantaggio ne ricava l’immaginazione del bambino?”
(in particolare modo tra i 18 mesi e i 9 anni d’età)

Se la risposta è: “nessun vantaggio”,
vuol dire che si tratta di un bisogno non necessario
o addirittura deleterio. In quel caso, l’educatore lo deve abbandonare!

Se invece il vantaggio c’è, ecco formarsi,
come d’incanto, una gerarchia di attività che allenano
più o meno efficacemente l’immaginazione dei bambini.
Con in testa l’Arte, la Musica, la Danza, la Spiritualità,
la Filosofia, la Scienza (nel caso in cui seguano
un approccio sincero dalla parte
dei bambini, è chiaro!)

Ed ecco sparire per sempre i lavoretti, 
i pulcini che devono per forza esser colorati di giallo,
i pennarelli che sono sempre degli stessi colori, gli album da colorare,
la televisione, gli smartphone e i tablet, i centri commerciali
la domenica pomeriggio, i giocattoli strutturati, le storie
per bambini, il linguaggio povero, infantilizzato,
e si potrebbe proseguire a lungo…

Coi bambini si può anche non sapere cosa fare.
Ma non ci si può permettere d’ignorare cos’è bene evitare.

*******

Ogni anno, sempre più insegnanti si domandano
come mai i bambini arrivano o ritornano a scuola agitati.
Beh, provateci voi a passare un’estate in un centro estivo dove
tutto è un continuo fluire, incalzare, correre. Dove nessuno
sa di preciso dove si sta andando e perché.
Dove si confonde necessario e superfluo
(educativamente parlando).

Bene è andare, fare esperienza.
Male è soffermarsi, aspettare, pazientare,
parlare, riflettere. Dopo un’estate del genere,
è già un miracolo che un bambino acconsenta a entrare
in un edificio nel quale gli viene imposto di stare
a riposo per cinque o più ore.

Un luogo che dovrebbe allenare l’attenzione,
l’occhio vigile del cuore e della mente, ma che in fondo,
per forza di cose, assomiglia sempre di più
a un istituto di contenimento.

Il cambiamento è dietro l’angolo, possiamo
agguantarlo con uno sforzo personale e poi collettivo.

www.coibambini.com