Cambia Scuola #2 (la fretta)

Senza categoria 20 luglio 2016

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A monte della maggioranza dei disturbi comportamentali
che interessano
 i bambini ci sono gli adulti,
con i loro disturbi comportamentali.

Osserva il bambino e poi osserva i suoi genitori.
Le somiglianze tra loro non finiscono con il colore
degli occhi o dei capelli, ma investono atteggiamenti,
modi di fare e pensare, paure, ansie, e così via.

A volte ci si chiede come possa un genitore essere
totalmente ignaro dei disturbi del figlio. Come può
non vedere ciò che accade quando il figlio parla,
si muove, interagisce con altri bambini.
<<Ma non vede?!>>, ci si domanda.

Chi è incapace di giudicare se stesso,
di mettersi in discussione, come potrà avere occhi
per giudicare obiettivamente il sangue del proprio sangue?
Sarebbe come chiedere a un dittatore di rimproverare
il figlio per i suoi comportamenti autoritari.

Un genitore ansioso potrebbe non far caso
all’ansia di suo figlio; uno collerico
non troverebbe strana l’ira
del suo bambino.

Poi arriva il giorno in cui, dopo che molti  da ogni parte
hanno sottolineato i problemi del bambino, ci si deve
forzatamente convincere che c’è qualcosa
che non funzione.

E in quel momento quanti genitori si chiedono
se non sono forse loro stessi la causa di quei problemi,
e cercano magari di cambiare? Quanti si accontentano
di soluzioni apparentemente più rapide,
offerte da qualcuno o qualcosa?

Quanti si addormentano su una definizione
da manuale, rilasciata da qualcuno che ha potuto
interagire col bambino solamente per qualche ora,
all’interno di un ambulatorio?

A monte del disturbo comportamentale
di un bambino
 c’è un adulto con un
suo disturbo comportamentale.
 

Chi non ne ha? Chi può dire di non esser fatto
in un certo modo? Chi è normale? Cos’è tipico?

Lo chiameremo Deficit di contemplazione.
Sia che si presenti nel bambino, come nell’adulto
che glielo trasmette (sia esso il genitore, l’insegnante
o l’educatore) attraverso gesti, parole, e così via.
Lo chiameremo così perché al momento
sembra essere ciò di cui i bambini
avrebbero maggiormente
bisogno.

<<Sotto l’egida della truffa sta ogni moderna pedagogia>>,
scrive E. Zolla, significa che là dove si guardi, più nessuno
insegna a vincere questo Deficit, che ormai è così diffuso
da potersi definire epidemico. Al contrario, pensando
di far bene, tutti versano acqua al suo mulino,
nelle scuole, nelle case, nei centri estivi,
nei doposcuola, cosicché questo
cresce e si rafforza.

Si parla di disturbi oppositivi, di attenzione, d’iperattività,
d’ansia, e così via. E a rincarare la dose ci pensano quelli
che danno la colpa ai vaccini, all’alimentazione.
Cosicché poi altri rispondono negando tutto.
Ma si tratta sempre della stessa sabbia sugli occhi.
Perché cosa sono quelle definizioni se non un segnale
chiaro e semplice lanciato agli uomini di tutto il mondo,
in particolare dai bambini a chi gli sta vicino?
Rallentate! Rallentate tutti quanti! 

In una Società dove il divenire, continuo e inarrestabile,
ha preso stabilmente il posto della durata; dove niente dura
più di una stagione (passioni, tecnologie, saperi, diritti, doveri)
e la transitorietà e il turbamento a essa affine sono diventati
materia d’insegnamento; dove la qualità è ridotta a
quantità attraverso i test, le prove di abilità,
i quozienti d’intelligenza, la tabella
delle competenze…

In una Scuola che crede che avere la LIM equivalga a una qualche
forma di progresso, ma dimentica totalmente d’educare il gusto
e le qualità irripetibili e singolari di ciascuno (perché, dicono
sempre, non c’è tempo e non ci sono soldi!), il Deficit
di contemplazione
non può che estendersi e con lui
i cosiddetti disturbi comportamentali.

Così, dal primo giorno di scuola il prossimo anno,
ciascuno ricordi che non c’è fretta, non c’è orologio.
Che un bambino allenato a stare nel presente, amico
dell’attesa, tranquillo nella durata, a suo agio anche
da solo, senza far nulla, matura diversamente.

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