Cambia Scuola #1 (l’orologio)

Senza categoria 14 luglio 2016

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La Scuola non esiste. Esistono solo le singole Scuole.
Ciascuna con le sue stanze, finestre, giardini,
abitudini più o meno dure a svanire,
e così via…

Se la Scuola non esiste,
che senso ha cercare di cambiarla?
Come si potrebbe cambiare qualcosa che non c’è?
Che inutile spreco d’energia!

Ha senso, invece, cercare di cambiare le Scuole,
le singole Scuole, una alla volta,
dalla prima all’ultima.

Il guaio è che non bisogna aspettare che a cambiare
le singole Scuole siano le persone. Perché, vedete,
le persone non esistono. Esistono solo le singole
persone, e quelle sì che possono cambiare
le Scuole (meglio, le singole Scuole)!

Così,
ad esempio,
un giorno una maestra
(le maestre non esistono, esistono solo le singole maestre,
ma ormai questo l’abbiamo imparato), entrando in classe,
decide di togliere l’orologio, di staccarlo dal muro
e metterlo via. E da quel giorno le cose
cambiano. Cambia Scuola.

<<Maestra, quand’è che si va a Scuola?>>
Dopo essersi svegliati, stiracchiati, aver fatto colazione,
aver dato uno sguardo agli animali, aver mosso gambe e braccia.

<<Maestra, quand’è che inizia la Scuola?>>
Quando tutti sono arrivati, ci siamo salutati e abbiamo
passato un po’ di tempo a raccontarci i sogni della notte trascorsa.

<<Maestra, quand’è che si fa merenda?>>
Quando si ha fame si mangia un boccone.

<<Maestra, quand’è che si beve?>>
Quando si ha sete si beve un sorso.

<<Maestra quando finiamo il disegno?>>
I disegni non si finiscono. S’interrompono quando non ci si sente
più ispirati e si passa a fare altro. Poi si ricomincia, quando
l’ispirazione ritorna. Occorre imparare a conoscerla
la propria ispirazione, farci amicizia.

<<Maestra quando finiamo i compiti?>>
Non ci sono compiti, ma solo cose che si ha voglia d’imparare,
di fare, di provare. A volte si vuol star fermi a osservare, a contemplare
e ascoltare. Altre si ha voglia di correre, saltare e giocare.
C’è un tempo per ogni cosa, ma è un tempo
che nessuno ha già deciso.

<<Maestra come mai non c’è più l’orologio?>>
Quell’orologio misurava un tempo che a voi bambini
non interessa. È il tempo dell’efficienza, della produttività.
È Il tempo dei grandi che non hanno tempo e che devono
incontrarsi in un momento preciso.

<<Maestra e noi che tempo usiamo?>>
Noi impariamo a leggere il nostro tempo. L’orologio che sta
dentro ognuno di noi e che ci dice quando abbiamo fame e di cosa,
quando siamo stanchi, quando siamo pronti ad ascoltare, quando la
rabbia è passata, quando sta per arrivare un’immagine o un’idea
agli occhi della mente.

<<Maestra come si chiama il nostro tempo?>>
Il nostro è il tempo della durata. Non diviso in prima e poi,
non proiettato a fare qualcosa, a finire. Senza ansia del futuro,
senza turbamenti dal passato. Siamo qui, non abbiamo
alcuna fretta. Il nostro tempo ci è amico, ci ispira
tante cose. Non scorre, resta con noi.

Così,
ad esempio,
nella classe senza orologio di quella maestra,
s’inizia a vivere uno stato creativo ininterrotto,
dove gli apprendimenti fioccano senza
neanche bisogno di cercarli.

Una classe, due classi…
Una scuola, due scuole…
E così via…

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