Cattiva Filosofia Per Bambini!

Senza categoria 13 luglio 2016

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In Italia, in ambito filosofico, la prima regola è la seguente:
nessuno deve criticare realmente nessuno, cosicché nessuno si fa male.
La seconda regola è: se qualcuno critica, meglio ignorarlo e isolarlo
che rispondere (è probabile che la critica si spegnerà da sola).
Questo meccanismo funziona quasi sempre.
Ma FilosofiaCoiBambini fa eccezione.

Non riuscirei proprio perdonarmi di non aver scritto
tutto ciò che potevo per criticare un approccio educativo
(quello della Philosophy for Children) che reputo pericoloso
in mani sbagliate. E siccome stiamo parlando di bambini, e non
di ghiaccioli alla frutta, ci tengo a perseverare nella critica finché
anche l’Accademia mi ascolti (proprio come fanno le migliaia di persone
che ci seguono e hanno stima del nostro lavoro di ricerca e di pratica).

Sto parlando di un approccio educativo fondato su un principio falso
(che viene fatto passare per vero ai bambini) secondo il quale la verità
nascerebbe dalla discussione, dal dibattito comunitario.

Sto parlando di un Setting studiato per dare a tutti l’impressione
di utopia, d’idillio: il cerchio, gli adulti che non possono partecipare
alle sessioni, i bambini apparentemente liberi di dire la loro, di decidere.

Non mi preoccuperei così tanto, se non fosse per quell’unico adulto
al quale è consentito di avvicinare i bambini. Il facilitatore, nell’approccio
denominato Philosophy for Children, usa tanti piccoli accorgimenti per
convincere bambini e astanti di non essere il padrone! Egli sa che i
piccoli sono ancora poco radicati nelle convinzioni che il loro
ambiente natio gli sta trasmettendo e dunque può tutto.

Sappiamo quanto potere eserciti un insegnante (tutti ci ricordiamo dei
nostri maestri). E allora perché non preoccuparsi ancor più del potere
che potrebbe esercitare un filosofo di tal fatta sui bambini?

Con la lusinga: <<Venite, discutiamo insieme!>>,
egli si appresta a mettere in atto il suo piano. Ed ecco
gruppi di bambini che improvvisamente sanno cos’è la
giustizia, l’amore, il dolore, la famiglia, la morte, l’amicizia,
la libertà, la vita, e così via. Conquiste importanti raggiunte in
un’ora, grazie al miracoloso potere della discussione di gruppo.

Strano che nessuno abbia mai smascherato l’impostore.
Difficile a credersi che alcuno abbia mai obiettato a quel tale che
brandendo in mano un manuale (ad esempio Pixie di Lipman)
osserva i bambini comportarsi esattamente come egli può
prevedere (il manuale, infatti, contiene ogni tipo di
spunto possa servire a indirizzare la discussione
esattamente dove la si vuole far andare).

Il facilitatore è l’unico, tra tutti i piccoli, che sa ciò che vuole.
Ciò che sconvolge è che nessuno lo deve venire a sapere!
Egli non formula volontà, anzi le nasconde, le cela
sotto strati e strati di confusione, buonismo
e, in Italia, superate ideologie di sinistra.

Mi chiedo come sia possibile che chiunque mostri una predilezione
per l’infanzia, o anche solo abbia avuto l’esperienza di avere dei
nipoti, dopo un po’ di teoria e con l’aiuto di un manuale
americano, possa esser mandato in classe a filosofare.

Nelle mani sbagliate, e ce ne sono tantissime,
uno strumento di tal fatta ha pochi eguali in quanto
a distruttività. Persuadere i piccoli, a poco a poco, che la 
verità si forma nel concorso dei pareri, vuol dire convincerli
che il Bene non esiste e che ci sono solo valori pragmatici
e sociali. In questo modo, il bene di una società può
diventare l’efficientismo, la produttività, l’azione,
la mondanità, l’abbandono della tradizione,
a seconda di ciò che l’Istituzione, proprio
attraverso i suoi facilitatori, ancor più
potenti degli stessi insegnanti,
ha interesse a veicolare.

La Philosophy for Children, dunque, per come la si continua
a intendere in Italia, specialmente in certi ambienti,
si presta a queste e ad altre critiche, e desta
preoccupazione in noi che osserviamo
la scuola da vicino e cerchiamo
di aiutarla a ritrovarsi.

Da parte nostra, ci siamo accorti fin da subito che l’approccio
che avevamo fondato non imprigiona i bambini. Il ruolo
del FilosofoCoiBambini non è quello del facilitatore.
Le fondamenta teoriche, l’attività pratica,
il percorso di avvicinamento alla
disciplina sono totalmente
differenti da quelle
della P4C.

Si sa che non c’è schiavo che ubbidisce
meglio di quello convinto d’essere libero.

In mezzo a questo delirio educativo,
noi vogliamo rimettere a posto le cose.

www.coibambini.com