Mese: maggio 2016

La tortura del divertimento

Senza categoria 3 maggio 2016

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In tanti l’hanno detto: a scuola non si va per divertirsi.
E hanno ragione. Che orrore il divertimento, e che tortura le attività
fatte per divertire. A nessuno dovrebbe essere permesso d’entrare a scuola
per divertire i bambini, né di chiamarsi animatore, o peggio.

I bambini non hanno certo bisogno d’essere animati,
anche se dopo certe attività che si vedono fatte a scuola
non sarebbe sbagliato tentare di ri-animarli.

Da sempre (in molti lo sanno, ma in pochi sanno trarne vantaggio),
amore e concentrazione vanno di pari passo, sostenute da un medesimo
sentire, luminoso e volatile, che poco o nulla ha a che vedere
con il divertimento, inteso dai più come distrazione.
Entrambe si raccolgono in un punto, là dove
i desideri incontrano le forze che
li condurranno a realizzarsi.

In quel luogo, l’amore consente l’evaporazione di ogni sventatezza,
ottenendo la perfetta attenzione dell’individuo che, adulto o bambino che sia,
viene preso, abbracciato, come un albero quando l’edera lo ricopre per intero.

Dopotutto, si dirà, la soluzione era già sotto i nostri occhi.
Devèrtere, in latino, è allontanarsi; distogliersi, nello spazio del pensiero,
volgersi altrove. Nelle carte dei tarocchi, solo il matto sembra divertirsi.
Dimentico delle proprie responsabilità, fa fagotto e si allontana,
tra le proteste di un animale che vorrebbe farlo rinsavire,
ma senza risultato.

Al contrario, il bambino, quando ama ciò che fa,
si concentra, ottenendo così i più beati apprendimenti,
noncurante di qualsiasi divertimento ed anzi infastidito
dall’adulto che lo distrae. È l’amore la chiave, non il divertimento.
È solo l’amore che permette l’attenzione, e solo nell’attimo d’attenzione
si fa strada l’apprendimento, altrimenti bloccato tra potere e rinuncia.

Che a scuola non si va per divertirsi,
non vuol dire che non ci si diverta. Se il divertimento
passa in secondo o terzo piano, rispetto a raggiungimenti più alti,
verrà elargito come regalo, assieme ad altre manifestazioni.

In questo senso, il divertimento si tramuta
in un sentimento silenzioso, che nasce da dentro e non allontana,
ma avvicina al suo oggetto, teneramente. Origina sorrisi e non ghigna,
non spalanca la bocca, non fa il viso arcigno.

È il divertimento che non cerchiamo,
quello che stiamo cercando.

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