In barba ai filosofi!

Senza categoria 3 marzo 2016

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Ha ragione, Willigis Jäger, quando scrive:
<<Siamo chiamati a guardare oltre le vetrate>>.
L’immaginazione dei bambini è una cosa molto seria.
Questo, più o meno seriamente, l’hanno scritto e
lo continuano a scrivere in tanti (non c’è
da citare una fonte in particolare).

Ma ci si confonde, non c’è niente da fare! E a volte è meglio
tapparsi le orecchie di fronte a certi sdolcinati racconti.
Non è vero, ad esempio, che i bambini sono filosofi.
E non è vero che a chiamarli filosofi gli si
faccia un gran complimento, anzi!

Lungi dai bambini la speculazione
tipica del pensatore che guarda l’universo
con sospetto (e di tanto in tanto con meraviglia,
se proprio gli capita una giornata buona!). Essi sono
già al di là della vetrata, nel gioco, nel sogno, mentre noi
li rincorriamo per trascinarli dentro casa, per costringerli a
sedere su una sedia, dalla quale farli filosofare circa ciò
che potrebbe star fuori da quel maledetto vetro,
lasciandoci anche scappare un urletto ogni
volta che il bimbo ci fa divertire
con qualche sua geniale
trovata.

Jäger parla a noi, non certo ai bambini.
I bambini li si lasci giocare in pace e il più possibile,
senza volerli adulti anzitempo, e soprattutto pensatori!
Non sia mai che qualcuno creda che vogliamo

che i bambini diventino filosofi. Noi
vogliamo portare i filosofi
dai bambini!

È la filosofia ad aver bisogno dei bambini, non il contrario!
Sono i filosofi a dover ricominciare a occuparsi di
educazione, a dover prendere contatto con
la realtà: la varicella, il morbillo,
la congiuntivite…

I bambini, lo ripetiamo, non sono filosofi.
E a volerli tali si continua a commettere un grande errore.
Ecco perché sosteniamo che tradurre la filosofia alla loro portata,
come fanno alcuni, sia sbagliato: si banalizza la filosofia
e si annichilisce il bambino. Ecco perché pensiamo
che adattare argomenti “filosofici” in modo
che anche loro ne ragionino, sia in
fin dei conti un divertissement
per adulti compiaciuti.

I bambini sono sapienti.
Lo sono già, senz’aiuto. L’adulto ha solo il dovere
di proteggere tale sapienza, di conoscerla e coltivarla nella
libertà, arricchendone i simboli, con rispetto e amore. La sapienza
dei bambini si rivela nel gioco simbolico, come in una specie di oracolo.
Nella cameretta o in giardino, da solo, con gli amici, o con
un amico che non c’è, il bambino sperimenta che
pur <<senza linguaggio, senza parole>>, la
realtà, ciò che vediamo e ciò che ci è
nascosto, è <<più preziosa
dell’oro, di molto
oro fino>>.

Il bambino ha gli occhi in fronte,
sa di voler fare esperienza e che tutto
ha il suo momento. Invita l’adulto a perdersi
nel gioco, a non avere fretta, ad abbandonare le
infinite complicazioni dei suoi sogni, dei suoi pensieri.

La sapienza, molto più che la filosofia,
è amica del bambino e sua alleata. Cresce con lui,
si rafforza o s’indebolisce. È fragile, non vince, avanza
a passo di formica, non con brama di conquista.
Allenarsi non basta, bisogna sentire.

Il filosofo deve tornare a scuola dai bambini.
A parlare da un palco son bravi tutti…

www.coibambini.com