D. è

Senza categoria 20 gennaio 2016

girls-739071_1920.jpg

D. trotterella per la classe.
Si tappa le orecchie quando qualcuno parla forte.
Chiama i nomi dei compagni, li sfiora, gli sfila gli occhiali,
gli pizzica le guance. Se ne sta lì sul banco, modula la voce,
ondeggia e colora. Le mani esplorano, accarezzano,
si aggrappano alle cose. Sottovoce, sottolinea
le frasi che sente veleggiare nell’aria.

D. batte le scarpe rosse sul pavimento,
le scarpe che fanno luce quando corre.
La stessa luce nei suoi occhi,
battiti luminosissimi.

Seduto, D. ascolta tutto. Amplifica l’amplificato.
Sosta a lungo nella sensazione, nell’immaginazione.
I pensieri lo attraversano modellando le sue reazioni.
Reazioni artistiche, perché impossibili da esprimere
con 24, così come con 124 pennarelli,
come ben sapeva Vasilij Vasil’evič.

D. supera il linguaggio con il corpo:
indica, capriola, vibra, rotola, mima, sposta.
Ripidi cambi di tratto, campiture, cenni leggeri col sopracciglio.


Molto più delle maestre, può la piccola S. sul piccolo D.
6 anni, capelli corti, orecchini, e un Master in Disturbi
dello Sviluppo conseguito nell’arco dei primi
giorni di scuola, da quando è
la sua vicina di banco.

S. sa quando togliergli i pennarelli, quando girargli la pagina,
quando farlo disegnare, quando nascondergli la gomma,
quando impedire che cada e quando
invece lasciarlo cadere.

Sa chiamarlo nel modo in cui lui per un istante
la guarda. Sa guardarlo con la pazienza bella
con cui si guardano gli adulti quando
combinano qualcosa.

Durante l’ora di filosofia, alcune insegnanti
correggono i compiti, altre parlano tra di loro, alcune
a voce alta; alcune escono, poi entrano, poi escono di nuovo,
altre guardano il cellulare. Mi chiedo se l’insegnante lì dentro
non sia davvero la piccola S., e per un attimo
avrei voglia di cambiare mestiere.

Poi mi ricordo di chi si appunta ogni virgola di ciò che accade,
di chi scrive, di chi disegna. Di chi commenta a bassa voce, alza
gli occhi, intuisce, scherza, partecipa, impara. Mi ricordo
di quel maestro che aveva appesi i lavori fatti
insieme e che lui aveva sperimentato
ancora e ancora. E ricomincio.


Mi chiedo se, a parte la piccola S., qualcuno qui dentro sa chi è D.
Ho paura di scoprire che la maggioranza sa, o crede di sapere,
cos’ha D., senza però sapere chi è.
Ma D. non è quello che ha.

D. non è la mancanza
di una qualche proprietà.

D. è.
D. è persona.

Aldilà di ogni ostacolo o talento, D. è.
L’essere, nella sua terribile e insieme meravigliosa
perfezione, gli appartiene così strettamente da farlo vorticare
per la classe, a volte, o da farlo ammutolire, altre,
anche per interminabili momenti.

Mi domando quando mi capiterà d’incontrare una classe
in cui l’essere sia conosciuto e mai dato per scontato. Una classe
filosoficamente preparata, com’era preparata la piccola S., a tutti i tipi
di essere, a D. e agli altri, a S., a N., a E., … Una classe in cui non
siano le competenze, le abilità o altro a guida del miraggio,
ma le molteplici manifestazioni dell’essere,
che per i bambini hanno l’effetto
di una lanterna magica
sempre accesa.

www.coibambini.com