Il muro bianco

Senza categoria 19 dicembre 2015

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E poi c’è un muro. Bianco.
E su quel muro si schiantano i pensieri.
Prendono la rincorsa, si lanciano all’assalto.
Vanno a morire sul quel muro bianco, senza scampo.

Tutti i pensieri del mondo. Tutti, nessuno escluso.
Le velleità, in particolare. L’idea di voler scrivere un libro,
e poi un altro, e un altro, e un altro ancora. L’idea di pubblicare,
di qualcuno che dovrà leggere ciò che si è pubblicato, di qualcuno
in particolare che dovrà leggere, e dell’apprezzamento specifico
che dovrà riservare a ciò che avrà letto, perché tutto vada
come previsto. La colazione della mattina, fatta in un
posto anziché in un altro, la dieta, il tono della
muscolatura, l’ora in palestra, i vari
rimpianti per non aver studiato
uno strumento, per non
sapere il cinese.

Sul muro si schianta tutto, ogni cosa.
La volta in cui esitai a buttarmi nell’acqua perché era
troppo fredda. Tutti quei sì e quei no, detti con troppa leggerezza.
E l’illusione della leggerezza. Della delicatezza. Di quella cosa
che è sempre mancata, che non è mai esistita,
ma che fa male lo stesso.

Il muro divora ogni cosa, e resta bianco.


Ho letto cosa scrive Dario Berti sulla Filosofia e sono d’accordo:
la Filosofia serve a risolvere problemi. Prima ancora,
credo, serve a vederli, dappertutto.

E un grande Filosofo è forse colui che riesce
a intravedere la montagna di problemi che lo sovrasta,
facendosi prendere dal panico, buttandosi a terra disperato,
se necessario, sempre meglio che mimando facili soluzioni
attraverso belle frasi postate su Facebook o riportate
in qualche libro del tipo “leggi aprendo
una pagina a caso”.

Il grande Filosofo, come il grande scalatore,
vede la montagna e la rispetta. Non azzarda arrampicate
rischiose. Non mette in pericolo quelli che sono con lui. Rimane
fermo, anche a lungo se necessario, nell’attesa che le condizioni
siano buone, che ci sia speranza di andare e tornare.

Non ha fretta, perché sa che la montagna sarà ancora lì
al suo ritorno. La montagna gli sopravvivrà,
anche se lui crederà di averla vinta.

Vedere i problemi è Filosofia,
e anche comprenderli. Risolverli è scienza.
E sono Filosofi gli Scienziati e Scienziati i Filosofi.
Ma il fatto è che nella maggior parte dei casi non si tratta
davvero di montagne. Sono colline, travestite, più o meno bene.

Altri pensieri che il muro divora,
nel giro di poco o di qualche generazione.


Poi c’è un problema diverso.
Una montagna vera, che non scompare.
Il filosofo non ha miglior fortuna del tabaccaio,
e lo scienziato del cartomante, in questa partita. Di
aiuto c’è l’ironia, il fatto di non prendersi troppo sul serio.
L’ironia detta il ritmo del fiato, della sopravvivenza, su quella
montagna. Quello è il motivo per non credere. Quello
è il motivo per credere. È il muro. È il bianco.