Il bambino filosofo (analitico)

Senza categoria 15 novembre 2015

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Nel 2012 ebbi il piacere di assistere a un seminario che Alison Gopnik teneva
alla Stanford University in California. In Italia era già uscito il suo testo
“Il bambino filosofo” per Bollati Boringhieri e io l’avevo letto.
Il libro aveva già fatto proseliti, sia in Italia che all’estero.
Molti l’avevano capito, altri l’avevano frainteso,
complice il titolo e quella parola, “filosofia”
che nel nostro paese suscita odio,
amore e banalità in pari
quantità.

Quel giorno la Prof.ssa Gopnik non utilizzò mai la parola filosofia,
ma nessuno tra i convenuti sembrò scandalizzarsi (in Italia
si sarebbero sollevate anche le poltrone, in America
rimasero tutti tranquillamente seduti).

Come avevo intuito, il messaggio contenuto nel libro era rivolto ai filosofi,
Gopnik me lo confermò! Erano loro a doversi accorgere dell’esistenza
dei bambini, non il contrario! Erano loro a dover aprire gli occhi
di fronte al fatto che l’infanzia non è sufficientemente
osservata, descritta e compresa.

Non mi stancherò mai di ripetere che
sono i filosofi ad aver bisogno di andare all’asilo!

I bambini, nelle scuole e negli asili, stanno benissimo anche senza
sapere che esiste una disciplina che si chiama filosofia (ma di questo
se ne ha prova solamente frequentando assiduamente i piccoli,
c’è poco da fare! Ecco perché non mi fido di chi parla
di filosofia per/con/coi bambini dalla poltrona,
senza avere idea di cosa voglia dire
“tenere una classe”)

Il testo di Gopnik richiama l’attenzione di noi tutti
su fatti specifici che per brevità non riporterò in questo post
(conviene leggere il libro), ma i fatti, si sa, possono essere confermati o
smentiti da nuove e più ampie ricerche (è la bellezza della ricerca scientifica).
La novità, per tutti, non sta nei fatti, bensì nel messaggio contenuto tra
le righe di quei fatti, quel “non detto” che lascia gli americani
tranquillamente seduti, ma fa sobbalzare alcuni
(tanti, troppi) italiani. E possiamo star certi
che quelli che sobbalzano di più son
proprio quelli che han qualcosa
da farsi perdonare!

Si tratta di un messaggio che echeggia potente nelle orecchie
di tutti coloro che hanno o che intendono avere a che fare coi bambini,
dal catechista all’insegnante, dal filosofo al genitore, al legislatore.

Un messaggio, chiaro, che dice “solo”: studiate!

E allora, come declinare l’imperativo di Alison Gopnik
nella pratica di tutti i giorni? Semplice. Trovando la maniera
di andare in classe, lavorare coi bambini, raccogliere dati, studiare,
scrivere, discutere, ipotizzare, verificare, falsificare, rimettersi al lavoro…
I metodi passano, i protocolli si aggiornano, la disciplina cambia,
i bambini cambiano e noi stessi cambiamo.

Siamo vicini a una svolta importante.
Pochi passi, i primi, i più difficili, ai quali seguiranno
a cascata migliaia di altri passi. Un movimento nato da una
riflessione: che siamo ancora alla preistoria di una filosofia prestata
seriamente allo studio del pensiero dei bambini; che davanti a noi
si apre una foresta inesplorata e vastissima, che non si può
più solo continuare a circumnavigare da lontano.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)