Pensieri critici sul diritto alla filosofia

Senza categoria 17 ottobre 2015

portrait-317041_1920

Scrive Livio Rossetti su Amica Sofia 1-2/2014:
<<Più o meno che cosa possiamo intendere per “diritto alla filosofia”?
Io direi appunto il diritto ad 
avere ripetute, frequenti opportunità di confrontarsi alla pari, in un contesto non valutativo, in cui l’ansia da prestazione
o da comparazione sia azzerata e rimpiazzata da attenzione,
curiosità, desiderio di capire 
e di capirsi etc.>>.

Scrive Giuseppe Limone, a proposito di che cos’è la filosofia,
sempre su Amica Sofia: <<Un libero ragionare a partire dalla vita,
che cerchi di dare ragione di ciò che dice>>. E prosegue: <<La filosofia è innanzitutto libertà di espressione del pensiero, dei sentimenti,
della propria libera vita, che si confronta con l’intera
esperienza della vita propria senza
padroni dei paletti.>>

Questo, a grandi linee, il dibattito sul diritto
alla filosofia dei bambini.
In altre parole:
tutto e nulla.

Se il diritto alla filosofia è davvero ciò che dice Rossetti, allora i bambini
ce l’hanno già e non si chiama filosofia. Quando l’insegnante parla con loro, quando i genitori gli leggono una storia, quando il nonno li porta
a camminare, quando gli amici gli danno dei consigli,
quando l’istruttore li chiama a raccolta, e così via.

In questi e altri momenti chi si occupa dei bambini cerca
d’insegnare loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato,
avendone cura, mettendoli al primo posto.

Per fortuna la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
del 1989 (Articolo 13 e 14) arriva prima e meglio di Rossetti e Limone,
stabilendo per il bambino una sorta di Diritto a pensare quello che vuole!

Ecco quel che ci vuole! Altro che filosofia!

Filosofia (aldilà della definizione di Limone, che sarebbe
compatibile anche con psicologiaastrologia omeopatia) non vuol
dire essere liberi di pensare ciò che si vuole! La filosofia è un gioco con
delle regole precise, e ci sono diversi campi da gioco, più o meno divertenti,
ciascuno con le sue regole. Ai bambini quale di questi giochi si vorrebbe
insegnare? Temo che la risposta sia “nessuno!”. Temo che questi
Signori ribadiscano che a loro interessa soltanto che i bambini
siano liberi di pensare. Benissimo, ma vi scongiuro di
chiamare questo nobile intento in un altro modo,
e di non mettere in mezzo la filosofia!

Li pregherei anche di leggere la Convenzione. Lì c’è già tutto.
E di concentrare gli sforzi nel farla rispettare, in tutto il mondo!

Quanto tutto e quanto nulla in questa
invenzione del diritto alla Filosofia!

Carlo Maria Cirino
(carlomariacirino.com)


 

Cominciamo col dire che la parola “diritto”, intesa nel senso
di diritto soggettivo, è una parola grossa,
e andrebbe usata con cautela.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948
si dice che il riconoscimento dei diritti dell’uomo costituiscono
“il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.
In pratica: se vogliamo vivere in un mondo giusto, libero e pacifico dobbiamo stabilire che ciascun essere umano è titolare di una serie di diritti inalienabili.

Alcuni di questi diritti sono:
1. Diritto alla libertà. 2. Diritto alla vita.
3. Diritto alla sicurezza. 4. Il diritto a non essere torturato,
umiliato o degradato. 5. Il diritto a non essere discriminato. 6. Il diritto
a ricorrere alla giustizia, se necessario e ad avere un processo giusto.
7. Il diritto alla presunzione d’innocenza. 8. Il diritto al rispetto
della propria vita privata e famigliare. 9. Il diritto a muoversi
liberamente nei confini del proprio Stato di residenza.
10. Il diritto di proprietà. ecc, ecc.

 

I diritti sono roba seria insomma!
Proprio per questo, l’espressione “diritto alla filosofia”
suona più che altro come uno scherzo di cattivo gusto,
come una boutade da radical chic.

Il problema è molto semplice:
se diciamo che la filosofia è un diritto (e se non stiamo usando
il termine a caso), ne consegue che chi non può studiare filosofia
vede negato un proprio diritto e quindi sta subendo un abuso.
Ma in Italia c’è un sacco di gente che non studia filosofia:
non si studia ai tecnici, ai professionali, alle medie,
in quasi tutte le università, ecc.

Stiamo andando contro i diritti umani?

Veniamo ora al modo in cui Rossetti caratterizza
il diritto alla filosofia: è “
il diritto ad avere ripetute, frequenti
opportunità di confrontarsi alla pari, in un contesto non valutativo,
in cui l’ansia da prestazione
o da comparazione sia azzerata e rimpiazzata

da attenzione, curiosità, desiderio di capire e di capirsi etc.”

La definizione è talmente demenziale che quasi non merita un commento. Innanzitutto non si parla di filosofia, ma del diritto di confrontarsi alla pari. Quindi, quando chiacchiero con un amico sto facendo filosofia?
E quando invece mi trovo in un contesto valutativo,
come a scuola, non sto facendo filosofia,
anche se sono l’insegnante di filosofia?

E se sono in un contesto valutativo sto violando qualche diritto?

La definizione di filosofia di Giuseppe Limone, poi,
è un capolavoro di vaghezza: “l
a filosofia è innanzitutto
libertà di espressione del pensiero, dei sentimenti, della propria

libera vita, che si confronta con l’intera esperienza della vita
propria senza padroni dei paletti.”

Quindi anche l’arte, la danza, la musica, la letteratura e
chi più ne ha più ne metta è filosofia. Se poi la filosofia è libertà di
dire quello che ti pare, allora non c’è letteralmente nulla che non sia filosofia.
E allora non si capisce come sia possibile impedire
a qualcuno di esercitare questo “diritto”.

Dario Berti
(darioberti.com)