Liberi da o liberi di…

Senza categoria 14 ottobre 2015

child-538207_1920

Si può fare filosofia con i bambini? Dipende.
Da cosa? Da cosa si intende quando si parla di “filosofia”.

Cos’è la filosofia? Difficile dare una definizione univoca.
Cosa fa la filosofia? Prescrive e/o Descrive

1.
La filosofia (prescrittiva) con i bambini.
Es. “Immaginiamo un gruppo di bambini disposti
in cerchio con un filosofo. Si sceglie di parlare di giustizia
(cos’è giusto? cos’è sbagliato?). Un bambino afferma che è giusto
punire con un pugno qualcuno che ti ha appena dato un pugno.
Il filosofo, direttamente o indirettamente, dovrà (credo)
rifiutare tale affermazione, orientandola verso
una soluzione diversa.

Facile, ci verrebbe da dire.
Chiunque agirebbe nello stesso modo.

Ma che succederebbe se si parlasse di amicizia, felicità,
verità, tristezza, dolore, rabbia, bene, male, bello,
brutto, naturale, mente, corpo, e cosi via?

La filosofia (prescrittiva) con i bambini
è quella che alla fine raggiunge un esito, una morale,
una conclusione del discorso, o che lo fa trasparire,
e che rischia di assomigliare troppo a una sorta
di catechismo civile fortemente orientativo.

Forme di filosofia con i bambini che rischiano di essere prescrittive:

A) le pratiche che scelgono di affrontare con i bambini i grandi temi
della storia della filosofia, sui quali per forza ci si dovrà esprimere
(felicità, verità, dolore, male, bello, naturale, mente, corpo…).

B) le pratiche che ripercorrono la storia della filosofia
(ad es. presentando Platone e il mito della caverna
e poi interpretandolo con i bambini).

Obiezione di A) e B):
1.) “Non si prescrive e non si orienta!
È il gruppo di bambini che democraticamente giunge
all’esito e non colui che guida il laboratorio.”

Contro obiezione ad A) e B):

1.1) Chi l’ha detto che la maggioranza dei bambini
deciderà per il meglio? In altre parole: “se la maggioranza
dei bambini decidesse che è giusto restituire un pugno,
colui che guida l’attività confermerà tale opinione
visto che proviene dalla comunità dei bimbi
o non potrà ratificarla?

1.2) Anche se la maggioranza dei bambini decidesse
per il meglio, chi avrebbe deciso cos’è il “meglio”? Sempre i bambini?
O stiamo parlando del senso comune? O di qualche altro senso?
(politico, scientifico, religioso, …) E se qualcuno
non si sentisse rappresentato da questo senso,
sarebbe giusto escludere il suo pensiero?

POSSIBILE SOLUZIONE:
Posto che non vi è modo di uscire da tale impasse
e considerato che non appare conveniente dare alla filosofia il compito
di orientare il pensiero dei bambini (per questo c’è già la famiglia,
la scuola, la televisione, la società, …), la proposta
consiste nello scegliere di svolgere una
filosofia (descrittiva) coi bambini.

2.
La filosofia (descrittiva) coi bambini
è una filosofia che si impegna a esplicitare il pensiero
dei bambini, a raccontare la loro ontologia, ad ampliare il 
numero di parole che possono consentirgli di descrivere la realtà
liberamente. È una filosofia che lavora prevalentemente sulle parole
e sugli oggetti che i bambini conoscono, allenandoli senza orientarli.

Forme di filosofia (descrittiva) coi bambini:

C) le pratiche che scelgono di esplorare coi bambini i piccoli
oggetti quotidiani (tavoli, sedie, cucchiai, frutta, animali, …),
scoprendone il mistero, la profondità, data dalla quantità
di parole e di collegamenti ad essi attribuibili.
Es. Filosofiacoibambini.

D) le pratiche artistiche libere coi bambini,
che poi riflettono sull’accaduto, dando un aggancio
fortemente esperienziale al pensiero.
Es. Groviglio, Lab. di Ricerca
Artistica e Filosofica.

Obiezione di A) e B) a C) e D):

2) Non esiste una descrizione neutra.
Ogni descrizione orienta. Anche voi
ricadete nei nostri stessi rischi.

3) Non occorre che sia la filosofia a svolgere
tale lavoro, è sufficiente un insegnante.

Contro obiezione a C) e D):

2.1) È vero, ma il rischio è tutto nell’osservatore
e non nei bambini. È suo il rischio di descrivere in maniera
più o meno neutrale il dato che proviene dalla classe.
I bambini giocano con le parole, il gioco
è libero e non orientato.

3.1) È vero, ma occorre un insegnante formato,
altrimenti il rischio è di ricadere in una forma
prescrittiva di filosofia con i bambini.

In conclusione, se è vero che
è possibile fare filosofia con i bambini
in diversi modi, non è vero che tutti i modi sono
uguali. I bambini non sono capaci di costruire da soli
il proprio sapere, hanno bisogno degli adulti. Per questo
esistono le agenzie educative (in primo luogo la famiglia,
poi la scuola). La filosofia, dai 3 ai 10 anni, rischia di fare
dei danni se pretende un ruolo guida nell’educazione.
Essa ottiene invece grandi risultati in aiuto
alle agenzie educative come specialista
nel vasto universo del linguaggio.

Una volta qualcuno cantava:
“l’evoluzione sociale non serve al popolo, se non è
preceduta da un’evoluzione di pensiero”. Non aspettiamoci
grandi orazioni sull’amore e la libertà da chi prima non si
è abituato a giocare/usare/modellare le parole.

Saremo tutti liberi da…
se prima saremo stati resi liberi di…

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)