Mese: ottobre 2015

Lasciate in pace Sophia!

Senza categoria 24 ottobre 2015

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Sophia è una bambina come tutte le altre. Ama giocare, correre,
andare a scuola, guardare i cartoni, mangiare la pizza,
immaginare di essere un astronauta…

Sophia non ha alcun bisogno
della filosofia di cui parlano gli adulti!

Sophia non ha bisogno di conoscere il pensiero di Platone
sull’amore o quello di Aristotele sulla natura. Sophia ha bisogno
di affetto, di stare con altri bambini e di uscire fuori
all’aria aperta, vedere gli alberi e gli animali!

Sophia ha bisogno di leggere e di qualcuno che legga con lei,
di visitare posti nuovi, di interagire con tante persone diverse,
ma soprattutto ha bisogno di essere lasciata nella sua
stanza, a giocare, da sola, coi fratelli o le sorelle,
oppure con gli amici, libera d’immaginare
quello che gli pare e piace!

Sophia non ha bisogno di sviscerare cosa sia la felicità,
la giustizia, l’amicizia, la verità o il dolore. Non ha bisogno
di farlo attraverso manuali americani, né attraverso sessioni
circolari simili a piccoli talk show filosofici, guidati da qualcuno
che ha preso un patentino per fare ciò che potrebbe fare qualunque
insegnante o qualunque genitore con un po’ d’interesse nel dialogo.

Sophia ha bisogno di essere felice, triste, d’arrabbiarsi, prendere
decisioni, cadere, sbucciarsi un ginocchio, provare dolore, guarire,
dire bugie, sentirsele dire, dire la verità e sentirsela dire, avere amici,
cambiare amici, litigare e fare pace, domandare, scoprire, immaginare…

Sophia non ha bisogno di qualcuno che traduca per lei l’arte,
la scienza, la filosofia. Sophia vuole plasmare liberamente l’argilla,
vuole sporcarsi con le tempere, la colla, i ritagli di giornale, i concetti,
senza qualcuno che le dia dei compiti, che le dica cosa, come,
dove colorare, oppure cosa, come, pensare.

Sophia non ha alcun bisogno dell’invenzione
adulta del diritto alla filosofia!

Sophia vuole che vengano rispettati i diritti dei bambini sanciti dalle
Nazioni Uniti. A lei basta che le venga riconosciuto il diritto a pensare
quello che vuole (Art. 14) e, a meno di non voler chiamare filosofia
il diritto a “pensare liberamente”, proprio non capisce perché
alcuni le vogliano mettere accanto un filosofo! Un altro che,
volente o nolente, orienti il suo pensiero, in aggiunta
ai genitori, gli insegnanti, i catechisti, gli
amici, la televisione, e così via…

Sophia non ne può più di sentirsi tirata
in
causa ogni volta che si parla di filosofia!

Sophia vuole fare tante esperienze diverse, e vuole parlare,
e vuole raccontare. Desidera che gli adulti che stanno con lei
l’ascoltino, la osservino e utilizzino parole sempre nuove,
perché lei va ghiotta di parole!

Sophia pensa che gli adulti siano un po’ poveri d’inventiva
se ogni volta che parlano di filosofia la tirano in ballo,
solo perché il suo nome suona bene!

Sophia crede che gli adulti si siano sbagliati…

È la filosofia ad aver bisogno di Sophia!
È la filosofia ad aver bisogno di bambini come Sophia!

La filosofia può e deve ricominciare a occuparsi dell’infanzia,
anzitutto con un intento descrittivo. Il pensiero dei bambini
va conosciuto, non normato. La filosofia può e deve
contribuire a orientare l’educazione,
non i bambini!

Solo conoscendo minuziosamente il loro pensiero
si potranno sviluppare strumenti che rendano
migliore l’educazione scolastica.

Come dice Sophia, non serve una filosofia
che si diletti a far ragionare i bambini. Serve che i
filosofi vadano in classe e che i bambini li facciano ragionare!

Convegni, giornali, eventi, tutti che parlano di filosofia.
Filosofia dalla poltrona! Ma i bambini stanno negli
asili, nelle scuole dell’infanzia o alla primaria.
È lì che si sperimenta. È lì che si misura
l’efficacia di un metodo filosofico,
dai risultati che ottiene.

 Filosofiacoibambini ha messo a punto un metodo completo
che consente attraverso la ricerca svolta a scuola all’interno della
classe e la formazione rivolta a insegnanti e genitori, di capire come,
quando e dove intervenire affinché ogni incontro educativo
accresca il potenziale dei bambini senza indebolirlo.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Cosa fai?

Senza categoria 24 ottobre 2015

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Vi siete mai chiesti quale effetto abbia sui vostri bambini passare
cinque anni della loro vita con un insegnante anziché con un altro?

Noi di filosofiacoibambini abbiamo abbiamo proposto un breve
racconto a circa un centinaio di insegnanti che dovevano
rispondere in una quindicina di secondi.
Il racconto era il seguente:

“Immagina di trascorrere la giornata in casa,
sapendo di avere un appuntamento in pizzeria la sera stessa.
Il tempo passa senza che tu metta mai il naso fuori di casa finché,
giunta l’ora, ti avvicini alla porta e aprendola scopri che
fuori ha nevicato tantissimo.
Cosa fai?”

Il 90% degli insegnanti intervistati risponde con frasi del tipo:
“E adesso?”; “Oddìo!”; “Rientro”; “Che fare?”; “Niente”; “Peccato”

L’8% con frasi quali:
“Se non fossi stato in casa tutto il giorno!”;
“Se avessi guardato fuori prima!”; “Se non avessi l’appuntamento!”

Solo il 2% risponde così:
“Telefono alla pizzeria e mi faccio portare le pizze a casa”;
“Chiamo gli amici e gli dico di vedersi da un’altra parte”;
“Mi metto una giacca in più ed esco”

I commenti a dopo.


Lo stesso racconto l’abbiamo proposto a bambini di 5/6 anni.
Le percentuali, come immaginavamo, si sono rivelate diverse.

Il 95% dei bambini risponde con frasi quali:
“Scavo un tunnel nella neve e vado in pizzeria!”
“Salgo al primo piano, mi butto dal terrazzo e arrivo in pizzeria!”
“Attacco una slitta al cane!”; “Prendo gli sci!”; “Sciolgo la neve col fuoco!”

Il 3% si rammarica:
“Potevo guardare fuori!”; “Se me ne accorgevo prima!”

Solo il 2% non sa che fare:
“Boh!”; “Sto a casa”


Fin qui tutto bene, verrebbe da dire.

Ma che succede quando una classe di bambini
con queste percentuali, incontra un insegnante
con le percentuali riportate sopra?

Al termine dei cinque anni di scuola,
credete che l’insegnante avrà adeguato le sue percentuali 
a quelle dei piccoli, o che sarà invece avvenuto il contrario?

Purtroppo all’interno della classe, il condizionamento viaggia,
nella maggior parte dei casi, in una sola direzione: dall’insegnante
ai bambini. Dopo cinque anni, insomma, i piccoli saranno cambiati.

Peccato.
Peccato per la loro naturale inclinazione al futuro,
per l’amore della scoperta, del nuovo, del mistero, dell’avventura.
Peccato per l’ottimismo, l’autostima, la capacità decisionale,
per l’indifferenza all’errore, la forza, l’immaginazione,
la capacità di risolvere problemi, di creare
collegamenti, di non porsi limiti.

Peccato soprattutto per le ricadute di quelle nuove percentuali.
Ricadute che vanno ben aldilà di non potersi mangiare una pizza
se fuori c’è un manto di neve. “Ho litigato con quella persona,
che faccio?”; “ho perso il lavoro, e ora?”; “vado a
vivere in Australia”; “ho un problema”,
e così via…


Criticare, è produttivo. Ma ancor più produttivo è farsi venire
delle idee per migliorare le cose, dopo averle criticate.

Così, noi di filosofiacoibambini abbiamo messo a punto un metodo completo 
che consente attraverso la ricerca svolta a scuola all’interno della classe
e
 la formazione rivolta a insegnanti e genitori, di capire come,
quando e dove intervenire
affinché ogni incontro 

educativo accresca il potenziale dei bambini
senza indebolirlo.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Pensieri critici sul diritto alla filosofia

Senza categoria 17 ottobre 2015

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Scrive Livio Rossetti su Amica Sofia 1-2/2014:
<<Più o meno che cosa possiamo intendere per “diritto alla filosofia”?
Io direi appunto il diritto ad 
avere ripetute, frequenti opportunità di confrontarsi alla pari, in un contesto non valutativo, in cui l’ansia da prestazione
o da comparazione sia azzerata e rimpiazzata da attenzione,
curiosità, desiderio di capire 
e di capirsi etc.>>.

Scrive Giuseppe Limone, a proposito di che cos’è la filosofia,
sempre su Amica Sofia: <<Un libero ragionare a partire dalla vita,
che cerchi di dare ragione di ciò che dice>>. E prosegue: <<La filosofia è innanzitutto libertà di espressione del pensiero, dei sentimenti,
della propria libera vita, che si confronta con l’intera
esperienza della vita propria senza
padroni dei paletti.>>

Questo, a grandi linee, il dibattito sul diritto
alla filosofia dei bambini.
In altre parole:
tutto e nulla.

Se il diritto alla filosofia è davvero ciò che dice Rossetti, allora i bambini
ce l’hanno già e non si chiama filosofia. Quando l’insegnante parla con loro, quando i genitori gli leggono una storia, quando il nonno li porta
a camminare, quando gli amici gli danno dei consigli,
quando l’istruttore li chiama a raccolta, e così via.

In questi e altri momenti chi si occupa dei bambini cerca
d’insegnare loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato,
avendone cura, mettendoli al primo posto.

Per fortuna la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
del 1989 (Articolo 13 e 14) arriva prima e meglio di Rossetti e Limone,
stabilendo per il bambino una sorta di Diritto a pensare quello che vuole!

Ecco quel che ci vuole! Altro che filosofia!

Filosofia (aldilà della definizione di Limone, che sarebbe
compatibile anche con psicologiaastrologia omeopatia) non vuol
dire essere liberi di pensare ciò che si vuole! La filosofia è un gioco con
delle regole precise, e ci sono diversi campi da gioco, più o meno divertenti,
ciascuno con le sue regole. Ai bambini quale di questi giochi si vorrebbe
insegnare? Temo che la risposta sia “nessuno!”. Temo che questi
Signori ribadiscano che a loro interessa soltanto che i bambini
siano liberi di pensare. Benissimo, ma vi scongiuro di
chiamare questo nobile intento in un altro modo,
e di non mettere in mezzo la filosofia!

Li pregherei anche di leggere la Convenzione. Lì c’è già tutto.
E di concentrare gli sforzi nel farla rispettare, in tutto il mondo!

Quanto tutto e quanto nulla in questa
invenzione del diritto alla Filosofia!

Carlo Maria Cirino
(carlomariacirino.com)


 

Cominciamo col dire che la parola “diritto”, intesa nel senso
di diritto soggettivo, è una parola grossa,
e andrebbe usata con cautela.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948
si dice che il riconoscimento dei diritti dell’uomo costituiscono
“il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.
In pratica: se vogliamo vivere in un mondo giusto, libero e pacifico dobbiamo stabilire che ciascun essere umano è titolare di una serie di diritti inalienabili.

Alcuni di questi diritti sono:
1. Diritto alla libertà. 2. Diritto alla vita.
3. Diritto alla sicurezza. 4. Il diritto a non essere torturato,
umiliato o degradato. 5. Il diritto a non essere discriminato. 6. Il diritto
a ricorrere alla giustizia, se necessario e ad avere un processo giusto.
7. Il diritto alla presunzione d’innocenza. 8. Il diritto al rispetto
della propria vita privata e famigliare. 9. Il diritto a muoversi
liberamente nei confini del proprio Stato di residenza.
10. Il diritto di proprietà. ecc, ecc.

 

I diritti sono roba seria insomma!
Proprio per questo, l’espressione “diritto alla filosofia”
suona più che altro come uno scherzo di cattivo gusto,
come una boutade da radical chic.

Il problema è molto semplice:
se diciamo che la filosofia è un diritto (e se non stiamo usando
il termine a caso), ne consegue che chi non può studiare filosofia
vede negato un proprio diritto e quindi sta subendo un abuso.
Ma in Italia c’è un sacco di gente che non studia filosofia:
non si studia ai tecnici, ai professionali, alle medie,
in quasi tutte le università, ecc.

Stiamo andando contro i diritti umani?

Veniamo ora al modo in cui Rossetti caratterizza
il diritto alla filosofia: è “
il diritto ad avere ripetute, frequenti
opportunità di confrontarsi alla pari, in un contesto non valutativo,
in cui l’ansia da prestazione
o da comparazione sia azzerata e rimpiazzata

da attenzione, curiosità, desiderio di capire e di capirsi etc.”

La definizione è talmente demenziale che quasi non merita un commento. Innanzitutto non si parla di filosofia, ma del diritto di confrontarsi alla pari. Quindi, quando chiacchiero con un amico sto facendo filosofia?
E quando invece mi trovo in un contesto valutativo,
come a scuola, non sto facendo filosofia,
anche se sono l’insegnante di filosofia?

E se sono in un contesto valutativo sto violando qualche diritto?

La definizione di filosofia di Giuseppe Limone, poi,
è un capolavoro di vaghezza: “l
a filosofia è innanzitutto
libertà di espressione del pensiero, dei sentimenti, della propria

libera vita, che si confronta con l’intera esperienza della vita
propria senza padroni dei paletti.”

Quindi anche l’arte, la danza, la musica, la letteratura e
chi più ne ha più ne metta è filosofia. Se poi la filosofia è libertà di
dire quello che ti pare, allora non c’è letteralmente nulla che non sia filosofia.
E allora non si capisce come sia possibile impedire
a qualcuno di esercitare questo “diritto”.

Dario Berti
(darioberti.com)

Liberi da o liberi di…

Senza categoria 14 ottobre 2015

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Si può fare filosofia con i bambini? Dipende.
Da cosa? Da cosa si intende quando si parla di “filosofia”.

Cos’è la filosofia? Difficile dare una definizione univoca.
Cosa fa la filosofia? Prescrive e/o Descrive

1.
La filosofia (prescrittiva) con i bambini.
Es. “Immaginiamo un gruppo di bambini disposti
in cerchio con un filosofo. Si sceglie di parlare di giustizia
(cos’è giusto? cos’è sbagliato?). Un bambino afferma che è giusto
punire con un pugno qualcuno che ti ha appena dato un pugno.
Il filosofo, direttamente o indirettamente, dovrà (credo)
rifiutare tale affermazione, orientandola verso
una soluzione diversa.

Facile, ci verrebbe da dire.
Chiunque agirebbe nello stesso modo.

Ma che succederebbe se si parlasse di amicizia, felicità,
verità, tristezza, dolore, rabbia, bene, male, bello,
brutto, naturale, mente, corpo, e cosi via?

La filosofia (prescrittiva) con i bambini
è quella che alla fine raggiunge un esito, una morale,
una conclusione del discorso, o che lo fa trasparire,
e che rischia di assomigliare troppo a una sorta
di catechismo civile fortemente orientativo.

Forme di filosofia con i bambini che rischiano di essere prescrittive:

A) le pratiche che scelgono di affrontare con i bambini i grandi temi
della storia della filosofia, sui quali per forza ci si dovrà esprimere
(felicità, verità, dolore, male, bello, naturale, mente, corpo…).

B) le pratiche che ripercorrono la storia della filosofia
(ad es. presentando Platone e il mito della caverna
e poi interpretandolo con i bambini).

Obiezione di A) e B):
1.) “Non si prescrive e non si orienta!
È il gruppo di bambini che democraticamente giunge
all’esito e non colui che guida il laboratorio.”

Contro obiezione ad A) e B):

1.1) Chi l’ha detto che la maggioranza dei bambini
deciderà per il meglio? In altre parole: “se la maggioranza
dei bambini decidesse che è giusto restituire un pugno,
colui che guida l’attività confermerà tale opinione
visto che proviene dalla comunità dei bimbi
o non potrà ratificarla?

1.2) Anche se la maggioranza dei bambini decidesse
per il meglio, chi avrebbe deciso cos’è il “meglio”? Sempre i bambini?
O stiamo parlando del senso comune? O di qualche altro senso?
(politico, scientifico, religioso, …) E se qualcuno
non si sentisse rappresentato da questo senso,
sarebbe giusto escludere il suo pensiero?

POSSIBILE SOLUZIONE:
Posto che non vi è modo di uscire da tale impasse
e considerato che non appare conveniente dare alla filosofia il compito
di orientare il pensiero dei bambini (per questo c’è già la famiglia,
la scuola, la televisione, la società, …), la proposta
consiste nello scegliere di svolgere una
filosofia (descrittiva) coi bambini.

2.
La filosofia (descrittiva) coi bambini
è una filosofia che si impegna a esplicitare il pensiero
dei bambini, a raccontare la loro ontologia, ad ampliare il 
numero di parole che possono consentirgli di descrivere la realtà
liberamente. È una filosofia che lavora prevalentemente sulle parole
e sugli oggetti che i bambini conoscono, allenandoli senza orientarli.

Forme di filosofia (descrittiva) coi bambini:

C) le pratiche che scelgono di esplorare coi bambini i piccoli
oggetti quotidiani (tavoli, sedie, cucchiai, frutta, animali, …),
scoprendone il mistero, la profondità, data dalla quantità
di parole e di collegamenti ad essi attribuibili.
Es. Filosofiacoibambini.

D) le pratiche artistiche libere coi bambini,
che poi riflettono sull’accaduto, dando un aggancio
fortemente esperienziale al pensiero.
Es. Groviglio, Lab. di Ricerca
Artistica e Filosofica.

Obiezione di A) e B) a C) e D):

2) Non esiste una descrizione neutra.
Ogni descrizione orienta. Anche voi
ricadete nei nostri stessi rischi.

3) Non occorre che sia la filosofia a svolgere
tale lavoro, è sufficiente un insegnante.

Contro obiezione a C) e D):

2.1) È vero, ma il rischio è tutto nell’osservatore
e non nei bambini. È suo il rischio di descrivere in maniera
più o meno neutrale il dato che proviene dalla classe.
I bambini giocano con le parole, il gioco
è libero e non orientato.

3.1) È vero, ma occorre un insegnante formato,
altrimenti il rischio è di ricadere in una forma
prescrittiva di filosofia con i bambini.

In conclusione, se è vero che
è possibile fare filosofia con i bambini
in diversi modi, non è vero che tutti i modi sono
uguali. I bambini non sono capaci di costruire da soli
il proprio sapere, hanno bisogno degli adulti. Per questo
esistono le agenzie educative (in primo luogo la famiglia,
poi la scuola). La filosofia, dai 3 ai 10 anni, rischia di fare
dei danni se pretende un ruolo guida nell’educazione.
Essa ottiene invece grandi risultati in aiuto
alle agenzie educative come specialista
nel vasto universo del linguaggio.

Una volta qualcuno cantava:
“l’evoluzione sociale non serve al popolo, se non è
preceduta da un’evoluzione di pensiero”. Non aspettiamoci
grandi orazioni sull’amore e la libertà da chi prima non si
è abituato a giocare/usare/modellare le parole.

Saremo tutti liberi da…
se prima saremo stati resi liberi di…

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Non accettate caramelle dai filosofi!

Senza categoria 7 ottobre 2015

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Esiste una pratica filosofica chiamata philosophy for children (p4c) che di filosofico, a nostro avviso, ha ben poco. Una pratica convinta che basti cambiar nome all’insegnante, facendolo diventare “facilitatore”, perché improvvisamente nella sua classe i bambini si mettano a filosofare (cosa voglia dire filosofare, poi,  nessuno lo sa di preciso… La meraviglia dicono alcuni. Già, ma quale? La stessa che muove il pensiero dell’architetto, dello scienziato o dell’agricoltore? O una diversa? Difficile dirlo…).

Si tratta di una pratica convinta che i bambini debbano costruire fin da piccoli il proprio sapere e che il facilitatore sia la persona indicata a orientarli a questo, attraverso letture (traduzioni di testi statunitensi, in particolare). Il facilitatore, dicono, possiede la chiarezza concettuale adeguata a questo compito immenso. Sono pratiche che di filosofico hanno il dialogo (come strumento) e gli argomenti (temi tanto grandi quanto vaghi: felicità, giustizia, bene, male, bello, brutto e così via), posto che dialogo e argomenti siano dominio esclusivo della filosofia e non, ad esempio, della biologia!

Pratiche che parlano un linguaggio lontano dalla realtà della classe e dei bambini, che non portano dati, che non fanno ricerca. Ferme davanti alla meraviglia che un bambino rivela dopo che gli è stato letto un testo, come se non si sapesse quanto i bambini siano naturalmente attratti da ogni genere di narrazioni, non per forza filosofiche! Siamo convinti che la direzione da prendere sia un’altra e che sia necessario porsi daccapo tutto il problema, se sia o no possibile e se sì cosa significa e come sia possibile fare filosofia con i bambini. Crediamo che la p4c e tutte le sue diramazioni (universitarie o extra-universitarie) non coltivino a sufficienza l’autocritica dei propri metodi e delle teorie che li informano, gestendo lo status quo della formazione sulle spalle di persone che andrebbero informate, prima ancora che formate.

***

Esiste poi una pratica chiamata filosofiacoibambini convinta che nessuno, né tantomeno un filosofo, dovrebbe andare in classe fingendo di sapere cosa sia l’amore, il dolore o la felicità; a orientare il pensiero dei bambini su questi temi, che lo voglia o no, che se la racconti, o meno. Una pratica curiosa di conoscere uno di questi facilitatori, uno di quelli con la chiarezza concettuale, di quelli che sanno orientarenovelli Socrate!

Una pratica convinta che i bambini costruiranno i propri saperi quando sarà il momento, solo se avranno le parole per farlo (tante parole, speriamo!) e la libertà di utilizzarle, come meglio credono, senza condizionamenti. Un metodo convinto che il filosofo non debba occuparsi di orientare (ci penseranno i genitori, già ci pensano gli insegnanti), perché lui stesso non sa e non sapendo non è giustificato a farlo, soprattutto su temi tanto importanti come quelli citati, soprattutto se si tratta di bambini.

Piccoli! Non accettate caramelle dai filosofi! 
Da chi vi convince che il pensiero sia il vostro,  quando invece è il suo. Da chi parla di democrazia, di comunità di ricerca, solo perché vi fa sedere in cerchio, orientando con chiarezza concettuale i vostri pensieri verso una definizione, di felicità, di amicizia… Da rabbrividire! La filosofiacoibambini, nuova giovinezza delle pratiche filosofiche sperimentali afferma con forza la necessità di cambiare rotta. Chi ha deciso dove inizia e dove finisce la filosofia? Chi ha deciso cos’è filosofico e cosa non lo è? Chi ha deciso chi è il filosofo?

Nei bambini sono le parole a dover essere stimolate, e questo ben prima di occuparsi e preoccuparsi del loro pensiero ideativo, ben prima di trattare argomenti che qualcuno ha deciso, per l’appunto, essere “filosofici”. La crisi delle parole segue la crisi del gioco simbolico, che segue la crisi dei giocattoli, che segue tante altre crisi che sono sotto gli occhi di tutti, insegnanti e genitori in primis. I bambini hanno sempre meno parole e non sarà certo una chiacchierata sulla tristezza o sulla rabbia (posto che in questo ci sia qualcosa d’innovativo rispetto a ciò che ogni buon insegnante già fa) a cambiare le cose! Il vocabolario italiano è diverso da quello anglosassone, dal global english… Attenzione alla componente transculturale, attenzione a quel che si fa!

La filosofiacoibambini si prende cura delle parole, del loro sviluppo, della loro capacità di attaccarsi, staccarsi, avvicinarsi o allontanarsi. Parole semplici, come “cucchiaio”, “tavolo”, “frutta”, “isola”, profondità immense per un filosofo analitico, che non orientano, innocue per un bambino. La filosofia raggiunge così il suo/nostro obiettivo: comprendere il pensiero dei bambini, trovare vie per potenziarlo, per fargli superare la crisi che attraversa, il predominio della scrittura sull’oralità, senza intromissioni. Trasmettere un atteggiamento critico, educare a immaginare, allenare il pensiero controfattuale, la capacità di creare collegamenti, senza orientare, ma orientandosi, facendo ricerca, in classe, ogni giorno.

In linea coi progressi delle scienze, nel tentativo di studiare il pensiero dei bambini da un punto di vista filosofico sperimentale, la filosofiacoibambini si evolve costantemente, a partire da un team di ricerca che studia, sperimenta, e falsifica i propri protocolli quando questi non funzionano, come ogni pratica dovrebbe impegnarsi a fare. Le pratiche filosofiche non dovrebbero sentirsi esentate dall’utilizzo del metodo sperimentale. È arrivato il momento per la filosofia di ricominciare a occuparsi di educazione, non solo da un punto di vista storico o descrittivo, ma sperimentale, sul campo, in appoggio alle altre scienze. È ora di smettere di chiamare in causa Sofia, quando questa, è evidente, gradirebbe esser lasciata in pace.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)