Mese: settembre 2015

Bisticciare con la Philosophy (lettera aperta)

Senza categoria 25 settembre 2015

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Sono passati mesi da quando scrissi un post che, mi dissero,
aveva minato la tranquillità delle notti di alcuni rappresentanti
della Philosophy for Children italiana. Nel frattempo, ho addirittura
chiesto scusa a chi si era sentito piccato per il tono troppo aggressivo,
ma non ho ricevuto neppure un briciolo di risposta.

Bisticciare con la Philosophy è come sgomitare con un compagno di banco.
Tu ti armi di buoni propositi, cerchi di parlare, ma lui batte i pugni per terra, struggendosi per il dolore di fronte alla maestra, convinto d’impietosirla.
Come quei calciatori che si tuffano, mani al volto, appena li sfiori.
Più di vent’anni di monopolio in Italia e non sono
abituati a essere criticati… come biasimarli?

Filosofiacoibambini non lascerà che qualche Associazione, Università
o Fondazione metta le mani su una pratica filosofica tanto importante
per il futuro delle nuove generazioni qual’è quella del filosofo coi bambini.
Già è distrutta la figura del consulente filosofico, risibile agli occhi di molti,
per colpa di una gestione malaccorta di tale professione da parte
di Associazioni che ne hanno sfruttato l’onda,
finché questa non s’è infranta.

Non aspetteremo che qualcuno rovini anche questa nobile pratica filosofica,
che affonda le sue radici nell’antichità (ben prima di Lipman, e di Benjamin, Nelson, Liebert e Nohl). Non lasceremo perdere e avanzeremo metro
dopo metro, dimostrando che le cose possono essere fatte
in maniera diversa.

Non ne faremo una questione di metodo.
Ben venga che i metodi siano tanti. La diversità è un vantaggio per tutti,
perché rimescola le carte e muove il cambiamento. Saranno
i risultati 
a parlare sulla bontà o meno di una
metodologia rispetto a un’altra.

Ne faremo una questione etica.

Due saranno i punti fondamentali sui quali ci batteremo:

1) la comunicazione 
2) la formazione

Per quanto riguarda la comunicazione, ovvero la sensibilizzazione
dell’opinione pubblica circa l’importanza della figura del filosofo
all’interno della scuola dell’infanzia e della primaria, pensiamo
non sia stato fatto abbastanza da quanti ci hanno preceduto.
Vent’anni di monopolio in Italia e ancora la maggioranza
delle persone pensa che la filosofia sia quella cosa
noiosa che non serve a nulla e che si fa al Liceo.

Evidentemente le Associazioni che finora si sono occupate di diffondere
la pratica della filosofia coi bambini non hanno fatto del loro meglio.
È ora di cambiare direzione. È ora che nuove generazioni
di filosofi prendano il posto di coloro che ormai
hanno fatto il loro tempo all’interno
di quei piccoli centri di potere
che non sono più in grado di leggere e gestire
i cambiamenti in atto nella società dei nativi digitali.

Filosofiacoibambini nasce nel 2008, ma esce dalla fase sperimentale
solo nel 2013. In due anni e compatibilmente alle giovani forze crescenti,
raggiunge più persone di qualunque altra Associazione, muovendosi continuamente su e giù per l’Italia e l’Europa.

Nessuno di quelli che avrebbero dovuto ci ha mai ringraziato per aver tenuto
alto, aldilà del metodo, l’onore di ciò che tutti cerchiamo di fare
(i filosofi coi bambini). Continueremo così,
al riparo da ogni critica.

Per quanto riguarda la formazione, ci teniamo a precisare
che i filosoficoibambini sono persone che svolgono un training teorico,
un lungo tirocinio pratico e una ricerca accademica (studio e pratica)
che due volte l’anno li conduce a un esame da sostenere
davanti a tutto il gruppo dei filosofi.

Non passare l’esame significa uscire dal numero dei filosoficoibambini.
E così via ogni sei mesi. Nessun’altra Associazione e sottolineo,
nessun’altra, vanta standard così rigidi di controllo
sulle persone che forma e che manda nelle
scuole a svolgere tale pratica filosofica.

Fare filosofia coi bambini è una cosa
estremamente seria.

Andare in classe a parlare di felicità, amicizia, dolore, e così via,
può essere pericoloso se fatto da una persona impreparata.

Ecco perché il nostro metodo ci impone di lasciare da parte i grandi temi
(tanto grandi quanto vaghi) per concentrarci su ciò che i bambini
conoscono (cucchiai, frutta, tavoli, elefanti),
potenziando il loro linguaggio.

Siamo anche contrari agli albi, alle centinaia di persone formate senza controllo. Perché non si diventa filosoficoibambini. Non lo si è mai. Si può solo continuare
a esserlo attraverso lo studio, la pratica e la vita passata all’interno
di un team in cui ciascuno è responsabile dell’altro e in cui
la ricerca si fa davvero, ed è documentata, giorno
dopo giorno, sulla rete,  a portata di click.

Ecco perché la formazione dev’essere economica.
E il costo servire soltanto a ricoprire le spese di gestione della comunicazione. Perché non succeda che qualcuno arrivi in fondo a un corso, pagando,
senza per questo essere adatto a svolgere ciò che gli dovrebbe
esser stato insegnato. Molte persone è bene che non
vadano in classe! Stare coi bambini non è per tutti!

Potrei andare avanti e parlare del nostro essere contro
coloro che parlano di filosofia coi bambini senza andare ogni giorno
all’asilo (parlandone, dunque, dalla poltrona), ma immagino
d’aver già infastidito qualcuno, perciò mi fermo.

Come Euriloco, noi di filosofiacoibambini rimaniamo indietro
perché fiutiamo l’inganno lontano un miglio. Ma non cederemo di un passo,
anzi rivolgiamo questa lettera ai fuoriusciti, ai cani sciolti, agli sperimentatori,
agli innovatori di questa bellissima disciplina, perché si uniscano
a noi nel cambiamento.

La filosofia sta davvero per attraversare
una nuova giovinezza.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Ho perso le parole!

Senza categoria 7 settembre 2015

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<<Com’è andata a scuola? Bene… Cos’avete fatto oggi? Niente…
E Federico? Era a scuola? Sì… Avete giocato? Sì…
A cosa? Mah… niente… E tu, come ti senti?

Bene…>>

Per chi non se ne fosse accorto, è in corso un’infelice decrescita verbale.
I libri contengono quasi tutti le stesse parole, i film lo stesso,
i cartoni pure. A scuola si parla come a casa.
In cortile si chiacchiera come in tv.

“Bene” vuol dire tutto. “Felice” non vuol dir più niente.
“Triste” lo si usa dappertutto, come “sempre” e “mai”.
“Normale”, “naturale”, “così così”, e potrei continuare.

Il vocabolario si assottiglia sempre più.
Le sfumature si perdono. Restano gli stacchi di colore.
Bianco, Nero, Rosso / Triste, Felice / Bene, Male / Amore, Odio.

Tra i 2 e i 4 mesi di vita, come ci ricorda Piaget, il bambino vede ancora
l’oggetto come un prolungamento dell’azione e non come qualcosa
di esistente in sé. Se desidera che la madre ritorni,
guarda nella direzione in cui è sparita.

A 18 mesi l’oggetto acquista una sua sostanzialità.
Il bambino lo può descrivere, esplorare,
anche quando non è presente,
anche quando non sta
succedendo niente.

E allora come si spiega la decrescita successiva? Come si spiega
la difficoltà nel girare attorno a un concetto, passare sopra
a una parola o sotto a un aggettivo? Schivare un verbo
o lanciarsi a capofitto dentro una domanda?

Desertificazione sonora.
Predominio del visivo, della scrittura sull’oralità.
Si parla sempre meno. Si scrive di più, ma
in realtà, di meno.

Se un tempo il dominio fu di coloro che grazie alla scrittura
si garantirono l’accesso ai mezzi di comunicazione, già oggi sono quelli
che parlano ad avere la meglio. Ma il discorso argomentato ha bisogno
di essere nutrito, come chi vuol crescere ha bisogno di mangiare.

I fonemi, i morfemi, le parole.
Le parole sono importanti, diceva qualcuno.
Non per accordarsi su un significato, per capirsi
in vista di un ordine o un comando, no.
Per gioco, per esplorare.
Per vedere.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)