Mese: agosto 2015

Tante tante tante parole!

Senza categoria 27 agosto 2015

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Nel suo testo, Philosophieren mit Kindern (Filosofare con i bambini, ed. it., 2007),
Martens scrive: “quello che ancora manca è una fondazione filosofica estesa
e puntuale in grado di controbilanciare efficacemente la tendenza
a un filosofeggiare inflazionato, che nuoce ai bambini
con la sua nebulosità”.

La mia sensazione è che le cose, nei fatti,
siano più semplici di così, se si sa quel che si fa.

A seguito dell’esperienza maturata in questi anni,
sono sempre più convinto che non si debbano raccontare frottole
ai bambini per farli filosofare. Che non servano storielle o racconti
a misura di bambino per introdurli all’amicizia, alla felicità
o alla tristezza. Perché non è a esse che
si dovrebbe puntare.

A ben vedere, infatti, non otterremmo da un filosofo chiarimenti
maggiori su queste questioni, a meno che egli non sia davvero
felice o triste, oppure un grande amico
nella vita di tutti i giorni.

Dell’amicizia se ne può parlare, certo,
ma prima ci sono altre cose… Ci sono forchette,
cucchiai, tavoli, sedie, possibilità di stare a casa o uscire,
di annoiarsi o divertirsi, di parlare di un cane particolarmente
simpatico, di capire il comportamento di un orso o di una vespa.

Il senso ci circonda,
e a noi piace così tanto farci circondare dal senso
(si legga Nati per credere, di Girotto, Pievani, Vallortigara, 2008).
Ma il senso è un animale strano, lo si cattura
solo per brevi periodi, poi evade o
dev’essere rilasciato.

E poi, che diritto avrei d’introdurre i bambini al senso?
Che per forza di cose sarebbe il mio senso?

Al senso si arriverà, forse, in un modo o nell’altro,
mettendo assieme i pezzi, preferibilmente ciascuno da sé.
Ma la natura, e le persone e le cose, quelle ci sono
e io voglio saperne parlare e desidero
che i bambini possano farlo con
tante tante tante parole.

La Filosofiacoibambini si fa con i se” e non con i “perché”;
si fa a partire dal quotidiano, allenando l’attenzione, la memoria,
la capacità di trattare i piccoli dettagli. Si accompagna la curiosità
là dove vuole andare, senza forzature. Piccola metafisica.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

La nuova giovinezza della filosofia

Senza categoria 26 agosto 2015

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Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio. Lo riporto per intero:

“Voi vi proponete come obiettivo l’educazione d’avanguardia,
ma l’educazione è una scienza e si studia all’Università,
nelle Facoltà di Scienze della Formazione che formano
Pedagogisti ed Educatori. Di certo non si diventa
educatori o insegnanti laureandosi in filosofia”.

Da che parte avrei dovuto iniziare a rispondere?
Avrei dovuto sottolineare che filosofia e pedagogia hanno avuto
una storia comune per secoli e secoli?  Che molti dei pedagogisti a cui
forse pensava l’Autore del messaggio erano probabilmente dei filosofi?
Al fatto che tutt’ora si studia filosofia nei corsi di laurea
di scienze della formazione?

Per quale ragione la filosofia scatena queste reazioni?
E la filosofiacoibambini in particolare? Non era la materia che
tutti consideravano noiosa e incomprensibile al Liceo, quella che
intraprendeva chi non sapeva fare proprio nient’altro,
sconsigliata ultimamente anche da
Vicedirettori di giornali?

E invece credo che la Filosofia
si stia avviando verso una nuova giovinezza.

Così, se da un lato l’attacco lo portano gli psicologi,
che non vogliono si parli troppo di consulenza,
dall’altro ci sono i pedagogisti, che vogliono
poter essere gli unici autorizzati
a parlare di educazione…

E che dire di quelli che si arrabbiano
perché credono che parliamo di gender?
E di quelli che se la prendono perché non ne parliamo?

Poi ci sono gli scienziati, che ci criticano perché siamo filosofi,
senza sapere che anche i filosofi ci criticano, perché
ascoltiamo la scienza e le neuroscienze!

È bello stare in questo ginepraio,
perché ci fa sentire vivi e al centro dell’avventura.

Sarà bello, un giorno non lontano, quando ogni scuola
dell’infanzia e primaria, ogni ospedale e poliambulatorio,
ogni carcere, tribunale, piazza avrà il suo filosofo.
Sarà bello volgersi indietro a pensare a quando
ancora
 si dubitava sul valore che potesse
avere
 una persona allenata
duramente
 a pensare.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Gli adulti e i “perché?” dei bambini

Senza categoria 24 agosto 2015

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È giunto il momento di fare un po’ di chiarezza
intorno alla questione dei «perché?» dei bambini.

Partiamo da Aristotele.
Egli identifica quattro cause: materiale, formale, efficiente, finale.
La causa materiale di una statua, ad esempio, può essere il marmo, o il legno,
o il metallo di cui è fatta. La causa formale, la particolare forma che assume
la statua (ad esempio, di cavallo) grazie al lavoro della causa efficiente,
ovvero dello scultore che l’ha modellata. Infine, la finale, lo scopo
per cui lo scultore l’ha fatta proprio così:
il «perché?» dei bambini, appunto.

Ora, se è vero, come credo, che le catene di «perché?» dei bambini fanno riferimento, il più delle volte, proprio alle cause finali, occorrerà che l’adulto
si ponga seriamente la questione se sia giusto o meno confondere le idee
al bambino, proprio nel periodo più importante del suo sviluppo,
oppure avere degli accorgimenti maggiori. Attenzione,
si tratta di un passaggio cruciale.

A un «perché?» che si riferisca a una causa materiale, formale o efficiente, corrisponderà una risposta chiara ed esaustiva (purché, naturalmente,
la si conosca). Ad esempio, se un bambino di sette anni domanda
«perché la statua è così pesante?» gli si potrebbe rispondere
«perché è di marmo e il marmo è una roccia massiccia». A un ulteriore «perché?», si potrebbe approfondire la questione, sempre dal punto di vista materiale, ammettendo di non conoscere a menadito le rocce metamorfiche
e consultando insieme al piccolo un’enciclopedia. Non c’è fine al divertimento
che un adulto e un bambino insieme possono provare nello studio della materia, tra libri illustrati, musei da visitare, esperienze sul campo, ecc.
Ma il punto, qui, è un altro.

Il punto è che l’ossessione adulta dei «perché?» si attiva già
quando il bambino ha due o tre anni e inizia a esplorare attivamente il concetto
di causa, di cambiamento. Ma chi mai tenterebbe di spiegare a un bambino
di tre anni la differenza tra rocce sedimentarie, magmatiche o metamorfiche?
Il suo «perché?» è una freccia scagliata alle cause finali, quelle che l’adulto
non conosce e non può andare a trovare nei libri. Nella natura, il finalismo dov’è?
E che dire dei nostri fini? E soprattutto dei fini che muovono gli altri?

L’adulto può stare tranquillo. Non occorre che abbia delle risposte.
Anzi, sarebbe bene che avesse tanti dubbi. A lui si richiede soltanto una cosa.
Che non appiattisca una legittima richiesta finale con una risposta materiale, formale o efficiente. Che non abitui fin da subito il bambino a “guardare in basso piuttosto che in alto”, a farsi solo domande che hanno risposte chiare ed esaustive.

Come?

Semplice… Facendo attenzione ai «perché?»,
riconoscendo che non sono tutti uguali, che ad alcuni si può provare a rispondere, insieme, ma che altri è bene trattare diversamente. L’adulto ha il compito
di trasformare i «perché?» finali in «e se…», allargando e amplificando
le prospettive conoscitive del bambino, finché non sarà lui stesso a scegliere
come e se rispondere a quelle domande, mantenendo l’apertura ereditata.
Non è un male che i «perché?» siano meno dei «se», e che questi ultimi
non si esauriscano. È sintomo di curiosità, plasticità, modificabilità.

«E se…» pensassimo a delle domande che non hanno risposta?
«E se…» cercassimo tutte le possibili risposte?

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Lettera a uno studente di filosofia

Senza categoria 20 agosto 2015

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Fuori il vento soffia forte,
mentre ti penso intento nei tuoi studi.
La sigaretta, il caffè, l’esame sulla Critica della Ragion Pura.

Non ci conosciamo, è vero,
ma assieme abbiamo vissuto molte cose.

A entrambi è capitato di sedere a tavola con persone che
non capivano come mai avessimo scelto una materia
che a sentir loro non serve a nulla, se non
a mandare nei matti la gente normale.

A entrambi è successo di perderci in pensieri
meravigliosi, in universi paradisiaci che poco o nulla avevano
a che fare con la realtà e di pensare che nessuno all’università
ci aveva mai insegnato come fare, che a noi quei pensieri
venivano da soli, punto e basta.

Ti scrivo per invitarti a viaggiare, a credere, a esplorare, a fare,
creare, organizzare, comunicare. Ti scrivo per dirti che hai avuto
un grande coraggio a fare la facoltà che hai fatto e che ora che
sei arrivato in fondo non devi assolutamente mollare.
Non devi perdere la spinta iniziale.

Non devi mettere a tacere i pensieri che ti hanno spinto
a cominciare, quando al Liceo passavi interi pomeriggi
a immaginare come sarebbe stato inventarsi
un sistema che spiegasse tutto,
una volta per tutte,
come quelli di cui ti parlava la tua Professoressa.

Non devi lasciare che ti convincano che con la filosofia si può
solo finire a insegnare al Liceo, perché insegnare è difficile e non
ci si può improvvisare, bisogna sentirselo dentro e non è per tutti.

Filosofia, lo sai bene, è modellare pensieri che nessuno pensa,
guardando cose che sono sotto gli occhi di tutti. Perciò non farti
distrarre, né ingabbiare, da alcuno che voglia, dopo la tua laurea,
continuare a prendersi il tuo tempo e i tuoi soldi offrendoti
una conoscenza che a suo dire non avresti.

Hai già tutto, compreso coraggio e onore.

Ora parla più che puoi, studia e a fai esperienza, crea, sperimenta,
polemizza, arrabbiati, calmati e riposati se necessario. Il pensiero è tuo
e nessuno ha il diritto di guadagnare insegnandoti la maniera giusta
di usarlo. Nuota controcorrente. Contro i sistemi che cercano
di assorbirti. Non legarti, perché ogni legame è per principio
un impedimento, grande o piccolo che sia.

Non aver paura d’inventare, di usare questa parola.
Abbi rispetto per la storia, ma non vivere schiacciato sotto di essa.
Abbi rispetto per gli Autori, ma non farti schiacciare da chi
pretende di parlare a nome di questi.
Ricorda: devi rispetto ai primi,
ma verso questi ultimi non sei obbligato.

I tuoi pensieri siano sempre un gioco. Un gioco dal quale ci si può
staccare per poi ricominciare. Un gioco nel quale è consentito
arrabbiarsi con gli altri giocatori, far pace, scarabocchiare,
ridere ed esser seri. Un gioco in cui ci sono tutti,
gli Antichi e i Moderni, i vivi e i morti.

Un gioco, la vita, in cui i cani sciolti da sempre dimostrano che,
con poco, si arriva molto lontano (a dispetto di quanto
si dice, a dispetto di quanto mi dissero.)

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Fare finta di… (Parte 1)

Senza categoria 20 agosto 2015

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Sull’importanza del gioco simbolico (il tipico «fare finta di» dei bambini) 
non si scriverà mai abbastanza. É al centro della nostra attività
di ricerca filosofica nel campo dell’educazione.

Nonostante sia spesso considerato un’attività solitaria,
per lo più svolta dal bambino nel chiuso della sua cameretta, questo gioco
ha un’origine prettamente sociale, quale rappresentazione offerta
a beneficio di altri (spettatori o partecipanti al gioco).

I bambini assumono con loro stessi, con i compagni e con gli astanti, 
l’impegno a trattare la finzione il più realmente possibile! 

Perché?
Semplice: perché altrimenti non sarebbe divertente!
Sarebbe come andare al cinema pensando di continuo che tutto
quello che si sta guardando è finto, o come leggere un libro senza dimenticare
mai che tutto quello che c’è scritto è una pura invenzione dell’Autore:
non sarebbe divertente…

In altre parole, se il bambino dice che la scopa è un cavallo occorrerà
attenersi a quella regola per far funzionare le cose.
Si dovrà trattare la scopa da cavallo, punto.

È a quel punto che si crea una funzione di status.
Funzione che, per chi conosce il gioco, lega l’elemento “scopa”
all’elemento “cavallo”, senza possibilità d’errore o confusione!

Funzioni come quella, create sul piano dell’immaginazione nel momento del gioco,
non sono altro che le antecedenti temporali di funzioni che ben conosciamo
e che abbiamo iniziato a giocare da adulti… e giochiamo tutt’ora!

Ad esempio, c’è un gioco… (non so se lo conoscete) che lega dei pezzi di carta colorata a una regola.  La regola è che se io ti do un pezzo di carta tu devi
darmi delle arance, che sono molto più utili e buone della carta!
Questo pezzo di carta si chiama denaro.

Occorre ricordare che queste funzioni di status basate sull’immaginazione
sono anche fortemente normative, tanto che se qualcuno non rispetta le regole del gioco (per quanto, appunto, di gioco si tratti) le persone, di solito, non la prendono bene! I bambini si arrabbiano e si oppongono con tutte le loro
forze, gli adulti possono fare di peggio… (guerre, addirittura!).

Giocare di finzione, quindi, prepara il bambino
ai giochi della società degli adulti, rendendoli persone
più capaci di adattarsi e di cavarsela nel mondo… Più giocano,
più saranno motivati e abili nella società che li attende (in questa società).

Questo non significa che i giochi degli adulti siano buoni e giusti
e che saperci giocare sia un bene assoluto. Ma qui non esprimiamo giudizi
di merito, ciascuno può farlo da sé.

Certo è che la finzione caratterizza la vita dell’uomo
tanto quanto la realtà (se non di più, a volte)
e il gioco è quanto di più serio
impegni l’uomo!

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Adulti sovramotivanti!

Senza categoria 18 agosto 2015

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L’overjustification effect o effetto di sovramotivazione,
trattato da Mark Lepper in questo articolo del 1973,
dal titolo: Undermining children’s intrinsic interest with extrinsic reward:
A test of the “overjustification” hypothesis
, lo si dovrebbe raccontare a tutti, soprattutto a genitori e insegnanti!

Ci dice che esistono dei comportamenti automotivanti.
Dei comportamenti che siamo portati a realizzare senza bisogno
di essere spinti a farlo, né tantomeno costretti! Giocare, immaginare,
aiutare gli altri, scambiarci attenzioni e affetto, e così via,
sono attività gratificanti di per sé!

Ma ci dice anche un’altra cosa fondamentale, molto informativa:
che introdurre ricompense nel caso di questi particolari comportamenti
significa indebolire la motivazione intrinseca, anziché aumentarla!
In altre parole, premiare, in questi casi, è controproducente!

Le ricompense dei genitori non sembrano incentivare
i comportamenti automotivanti dei bambini, anzi!

Esistono studi (ad esempio, Warneken e Tomasello,
Extrinsic rewards undermine altruistic tendencies in 20-month-olds)
che dimostrano come i bambini che ricevono ricompense dall’esterno
tendono a proiettare
la gratificazione sulla ricompensa,
perdendo interesse nell’attività automotivante
che in realtà
si voleva incentivare!

Se tutti gli uomini per natura tendono al sapere (Aristotele, Metafisica)
e alla curiosità, alla meraviglia, alla scoperta, sarebbe forse
il caso di abolire voti e valutazioni dal sapore
di ricompensa… e di lasciare queste ultime
per le cose che davvero non sono
nelle nostre corde!

Gli adulti quando studiano non lo fanno certo per ottenere
una ricompensa, siamo così presuntuosi da pensare
che i bambini non possano fare lo stesso?

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

Quello! Quello!… Anzi, no!

Senza categoria 17 agosto 2015

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A volte entri in un negozio e ti capita di assistere alla scena seguente:
c’è una mamma, o un papà, con un bambino sui cinque, sei o sette anni
intento a scegliere qualcosa. I genitori mettono fretta al piccolo: 
«dai, sbrigati però… questo o quello? Dai, forza… deciditi!».
E non aggiungo altro, perché sapete bene di cosa parlo.

I problemi sono diversi e non li analizzerò tutti oggi.
Anzitutto, l’etimologia: (1) scegliere deriva dal latino ex-eligere,
che unisce alla particella di separazione il verbo eleggere, con senso di
separare, eleggere, scegliere, la parte migliore di una cosa dalla peggiore.

Scegliere la parte migliore di una cosa dalla peggiore?!

(a) è possibile?
(b) se sì, come si fa?

Se non è possibile, allora non vedo motivi per mettere fretta al piccolo…
se è possibile, beh, vorrei sapere anch’io, come il bimbo, come…
come si fa a scegliere? E in fretta, come sbraitano loro?

Si sceglie in base al proprio istinto? All’emozione del momento?
«Cioccolato e Fiordilatte!», così, senza pensare!
Salvo poi pentirsi di non aver provato altro…

Oppure si ragiona, si pensa, si assapora, si costruiscono mondi:
«Se prendo quei gusti… invece, se prendo questi…».

Ci vuole tempo per pensare.
E se non pensiamo, come impiegheremo il nostro tempo?

Si educa ovunque:
gelateria, pizzeria, biblioteca, mare, montagna…
E ovunque si educa allo stesso modo,
alla calma del pensiero!

Quando a certi genitori prende fretta,
dovrebbero ricordarsi di cosa accadde a Epimenide di Creta,
uno dei sette sapienti, di cui si dice che da bambino, fu mandato
dal padre in campagna a cercare una pecora che si era smarrita.

Il piccolo si addormentò in una grotta e dormì per cinquantasette anni!
Ma la cosa divertente è che quando si svegliò
si rimise a cercare la pecora!
E non la trovò!

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)

La filosofiacoibambini

Senza categoria 17 agosto 2015

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Nel 2008 iniziai a occuparmi di didattica della filosofia coi bambini,
senza preoccuparmi di come quella strana attività si sarebbe evoluta nel tempo
e cosa ne avrei fatto. Iniziai a sperimentare e basta, tenendo lo sguardo fisso
sulle ricadute che la pratica quotidiana della filosofia
poteva avere nella vita dei bambini,
di tutti i bambini.

Rimanere concentrato non fu semplice e come si può immaginare
i momenti difficili furono tanti. Ma adesso, a distanza di anni,
posso dire di essere davvero a buon punto…

Un numero imprecisato di laboratori, incontri, studi ed esperienze coi bambini ha accresciuto enormemente la consapevolezza di quanto importante sia proseguire nonostante le difficoltà. E oggi, a poche settimane dall’inizio del nuovo scolastico e a pochi mesi dalla fine del mio Dottorato, dopo aver visitato più di 40 città, aver incontrato più di 3000 bambini e svolto più di 1000 ore di lezione… dopo aver formato più di 300 persone e aver preparato una ventina di filosofi, ho deciso di rendere disponibile a chiunque questo metodo chiamato filosofiacoibambini.

Credo che un filosofo abbia il dovere morale di rivelare pubblicamente i suoi studi, così come uno scienziato ha il dovere di comunicare pubblicamente le sue scoperte, regalandole a tutti e non vendendole al miglior offerente.

L’ho chiamato Copyfree Philosophy,
il sistema che impedisce di arricchirsi alle spalle degli altri,
che abolisce i guru, i sapienti e i baroni.

Anche Filosofiacoibambini diventerà Copyfree,
così come ogni attività a essa inerente, perché è la ricerca
l’attività più importante che svolgiamo e l’educazione d’avanguardia
il risultato che ci prefiggiamo di raggiungere.

Diventare filosoficoibambini oggi vuol dire tre cose:
teoria, pratica e allenamento personale.

Gli aspiranti filosofi svolgono un training lungo e difficile, perché per insegnare non basta conoscere, non basta avere esperienza, occorre preparare se stessi con la cura e la costanza dei boxeur o degli alpinisti. Ed è questo che cerchiamo e cercheremo di fare. È questa la migliore garanzia che possiamo offrire a chi si serve e si servirà della nostra consulenza. La filosofiacoibambini è una forma di educazione che non si pone come obiettivo la trasmissione di nozioni statiche (filosofiche, storiche o scientifiche), bensì l’allenamento di specifiche abilità mentali in grado di produrre pensiero e fare scoperte (idee, parole, concetti, sentimenti, esperimenti mentali, etc.)

I bambini che praticano la filosofiacoibambini potenziano
enormemente il linguaggio e la capacità di descrivere la realtà
che li circonda, riuscendo a controllarla e modificarla secondo
la loro volontà e non secondo gli interessi altrui.

La filosofiacoibambini è un allenamento del pensiero,
è la maniera grazie alla quale i piccoli imparano a condurre criticamente
il ragionamento, a non farsi distrarre dagli errori contenuti nella percezione,
dai falsi desideri, dalle scorciatoie del sapere che non portano a nulla di buono.

Il metodo filosofiacoibambini, se applicato con costanza, garantisce risultati scolastici migliori, maggiore consapevolezza, controllo, attenzione, capacità di raggiungere obiettivi e risolvere problemi, concentrazione, creatività e un incremento delle proprietà di linguaggio, calcolo e scrittura. 

Si tratta di un’attività semplice da organizzare e allo stesso tempo complicata da guidare con la necessaria maestria. Un’attività che grazie alla costante ricerca che ci prefiggiamo dimostrerà la sua efficacia e che speriamo verrà adottata in molte scuole.

Perché prima di insegnare occorre insegnare a pensare
e i filosofi e i maestri è questo che fanno, da sempre.

(informazioni al sito ufficiale: www.filosofiacoibambini.net)